staminali | Neoteron

Archivio

Posts Tagged ‘staminali’

Staminali endometriali per riparare i danni del morbo di Parkinson

7 maggio 2010 1 commento  

Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina di Yale, cellule staminali derivate dall’endometrio (la mucosa che riveste la cavità interna dell’utero) e trapiantate nel cervello di topi da laboratorio affetti da morbo di Parkinson sembrano ripristinare la funzionalità delle cellule nervose danneggiate dalla malattia.

Neuroni sviluppati a partire da staminali del tessuto endometriale

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel Journal of Cellular and Molecular Medicine, ed anche se si tratta di dati preliminari, “rendono comunque verosimile l’ipotesi che del tessuto endometriale possa essere estratto da donne affette da morbo di Parkinson e quindi possa essere utilizzato per far ricrescere aree del cervello danneggiate dalla malattia” come sostiene il responsabile del team, Hugo S. Taylor, professore alla School of Medicine di Yale.

Per via della loro abilità di dare origine a nuovi tipi cellulari, le cellule staminali potrebbero rappresentare la chiave nel trattamento di diversi tipi di malattie (come nel caso specifico il Parkinson), in cui le cellule proprie del corpo siano danneggiate o del tutto morte.

Prosegui la lettura…


Levitazione magnetica permette colture cellulari in 3D

17 marzo 2010 Nessun commento  

Ricercatori del Houston’s Texas Medical Center hanno pubblicato su Nature Nanotechnology di marzo una nuova tecnica che permette di crescere colture cellulari in maniera tridimensionale, un bel salto tecnologico rispetto alla classica piastra di Petri bidimensionale, che permetterà di risparmiare milioni di dollari sui costi di sperimentazione dei farmaci.

Coltura cellulare 3D, ottenuta tramite crescita con levitazione magnetica

La nuova tecnica 3-D è abbastanza semplice da poter essere applicata da subito nella maggior parte dei laboratori: essa sfrutta forze magnetiche che fanno levitare le cellule mentre esse si dividono e crescono. Rispetto a colture cellulari cresciute su superfici piatte, le colture in 3D tendono a formare tessuti molto più simili a quelli effettivamente presenti nell’organismo.

“Vi è ultimamente una grande spinta per trovare metodi per crescere le cellule in maniera tridimensionale, perchè il corpo stesso è in 3 dimensioni, e colture cellulari che assomiglino maggiormente ai reali tessuti da cui provengono forniscono risultati molto più accurati dei test farmaceutici cui sono sottoposte durante fase di sperimentazione pre-clinica” afferma Tom Killian, professore associato di fisica alla Rice University “Ponendo di migliorare l’accuratezza dei test farmaceutici precoci anche solo del 10%, si potrebbero risparmiare qualcosa come 100 milioni di dollari per ogni farmaco in sperimentazione

Nella ricerca contro il cancro, “l’impalcatura invisibile” generata dal campo magnetico potrebbe permettere colture di cellule tumorali che siano molto più simili strutturalmente ai tumori reali, che presenterebbero un indubbio vantaggio nello studio dei vari processi che incorrono durante lo sviluppo della massa tumorale.

Infine una terza possibilità consentita dalla coltura in 3-D è quella di creare in laboratorio modelli di organi più avanzati e più vicini agli organi reali, per poterne studiarne meglio funzioni e meccanismi.

Prosegui la lettura…


Categorie:Biotech

HIV si rifugia nelle cellule progenitrici del sangue

9 marzo 2010 2 commenti  
Il virus dell’AIDS evita i trattamenti farmacologici nascondendosi nelle progenitrici ematopoietiche e rimanendovi latente

L’infezione da parte di HIV può persistere nonostante le terapie perchè questo virus rimane latente all’interno delle cellule, pronto a moltiplicarsi nuovamente quando la terapia viene interrotta. Alcuni ricercatori dell’University of Michigan hanno scoperto che le cellule progenitrici che si sviluppano in cellule del sistema immunitario costituiscono importanti “serbatoi” (o “santuari”, in cui il virus si rifugia al sicuro) per il virus.

Il virus HIV - foto S. Kaulitzki

Questi serbatoi cellulari sono resistenti alla risposta immunitaria dell’organismo e alla terapia HAART (highly active antiretroviral therapy) somministrata ai pazienti; ciò significa che il virus può attaccare i globuli bianchi del sangue noti come linfociti T CD4+, che aiutano l’organismo a innescare la risposta immunitaria, anche dopo il trattamento terapeutico.

“Vi sono molti casi in cui, dopo aver interrotto le terapie, il virus è rispuntato fuori nei pazienti” dice Kathleen Collins, biologa cellulare alla University of Michigan, autrice dello studio pubblicato su Nature Medicine “per evitare la riapparizione del virus, non vi è alcuna alternativa se non continuare la somministrazione di farmaci”.

La terapia HAART blocca la diffusione del virus inibendo la capacità del genoma virale di integrarsi nelle nuove cellule; il cocktail di farmaci usato in questa terapia non attacca direttamente le cellule infette, che generano nuove copie del virus, ma impedisce che i virus neosintetizzati infettino altre cellule sane.

I ricercatori hanno dimostrato che il virus dell’ HIV ha come bersaglio le cellule progenitrici ematopoietiche (HPCs) del midollo osseo, precursori dei globuli bianchi del sangue: tali cellule sono state estratte da pazienti cui è stata somministrata la HAART e che non abbiano mostrato tracce del virus per almeno 6 mesi.

Quando poi i ricercatori hanno indotto in vitro tali progenitrici HPC a differenziarsi in globuli bianchi, hanno trovato il genoma di HIV all’interno di tali cellule in circa il 40% dei pazienti, nonostante essi non manifestassero la presenza del virus nel sangue.

Inoltre sono state prelevate cellule di midollo da individui sani e sono state infettate con HIV: il risultato è stato che in alcuni casi il virus ha ucciso la cellula ospite per replicarsi, ma in altri casi ha integrato il suo genoma nei cromosomi dell’ospite, senza replicarsi. Tali cellule hanno quindi continuato a crescere e duplicarsi senza mostrare alcuna traccia del virus.

“Durante il trattamento farmacologico il virus continua a essere presente nei pazienti infetti, ma può arrecare pochi danni in quanto non può diffondere in nuove cellule” dice Collins.

In assenza dei farmaci, invece, l’infezione riappare e i pazienti hanno bisogno di riprendere la terapia.

“Accorciando la terapia a due anni, si potrebbero cambiare radicalmente le cose” sostiene la Collins “abbassando notevolmente i costi e estendendola più ampiamente nei paesi poveri”.

Prosegui la lettura…


Categorie:Medicina e salute

Predire il destino di cellule staminali in coltura

9 marzo 2010 Nessun commento  
Un nuovo metodo computazionale decodifica i movimenti cellulari e predice esattamente in che modo le cellule si divideranno

Ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute (stato di New York)  hanno scoperto un nuovo metodo computazionale  per la previsione del destino di cellule staminali con una precisione del 99%; i risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Methods 7 di marzo.

Un computer coglie, attraverso una serie di scatti, gli impercettibili movimenti cellulari invisibili all'occhio umano

Utilizzando una avanzata tecnologia di visione computerizzata per rilevare i minimi movimenti cellulari, talmente impercettibili da non essere individuabili direttamente dall’occhio umano, il professore Badrinath Roysam e il suo ex-studente (nel 1989) Andrew Cohen possono prevedere con successo in quale maniera una cellula staminale si dividerà e quali caratteristiche chiave esibiranno le cellule figlie.

Poichè consente l’isolamento di cellule con funzioni specifiche, tale scoperta potrà un giorno condurre a metodi efficaci per la crescita di cellule staminali su larga scala per uso terapeutico.

“In una coltura cellulare tutte le staminali costituenti hanno identico aspetto, ma il nostro nuovo metodo è sensibile ad ogni piccola differenza nella forma e nei movimenti di ogni singola cellula, ed usa tali indizi per predire efficacemente in quale tipo di cellula figlia più differenziata si dividerà la staminale” – dice Roysam, professore di ingegneria elettrica, informatica e dei sistemi al Rensselaer – “Siamo convinti che questo metodo sarà molto utile un giorno per estrarre cellule staminali da un paziente, e quindi far crescere in gran quantità solo il tipo di cellule di cui il paziente necessita. Ciò permetterebbe molti nuovi tipi di terapie mediche basate sull’impiego di cellule staminali.”

Al fine di ottenere nuove terapie basate su staminali che siano applicabili ed efficaci, i ricercatori devono poter avere accesso a un gran numero di cellule specifiche, e questo è di indubbia difficoltà, in quanto al momento non esistono metodi per controllare o manipolare la divisione della maggior parte dei tipi cellulari: quando una cellula staminale o una cellula progenitrice (meno differenziata) si divide attraverso la mitosi, le 2 cellule figlie risultanti possono essere o auto-rinnovanti o terminali.

Prosegui la lettura…


Categorie:Biotech

Creare blog

  • RSS
  • Facebook
  • Twitter
  • Home
  • Torna su