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Staminali endometriali per riparare i danni del morbo di Parkinson

7 maggio 2010 1 commento  

Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina di Yale, cellule staminali derivate dall’endometrio (la mucosa che riveste la cavità interna dell’utero) e trapiantate nel cervello di topi da laboratorio affetti da morbo di Parkinson sembrano ripristinare la funzionalità delle cellule nervose danneggiate dalla malattia.

Neuroni sviluppati a partire da staminali del tessuto endometriale

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel Journal of Cellular and Molecular Medicine, ed anche se si tratta di dati preliminari, “rendono comunque verosimile l’ipotesi che del tessuto endometriale possa essere estratto da donne affette da morbo di Parkinson e quindi possa essere utilizzato per far ricrescere aree del cervello danneggiate dalla malattia” come sostiene il responsabile del team, Hugo S. Taylor, professore alla School of Medicine di Yale.

Per via della loro abilità di dare origine a nuovi tipi cellulari, le cellule staminali potrebbero rappresentare la chiave nel trattamento di diversi tipi di malattie (come nel caso specifico il Parkinson), in cui le cellule proprie del corpo siano danneggiate o del tutto morte.

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Il cioccolato fondente previene i danni cerebrali da ictus ischemico

6 maggio 2010 1 commento  
Uno studio del John Hopkins rivelerebbe gli effetti positivi della epicatechina, lo studio parte da osservazioni su una popolazione della costa di Panama.

Il cioccolato colpisce ancora. In questo caso si tratterebbe di cioccolato fondente, o meglio della epicatechina, un composto presente proprio nel celebre alimento. I ricercatori del John Hopkins University School of Medicine hanno eseguito una serie di esperimenti in cui, inducendo un ictus ischemico nel cervello murino per mancanza di afflusso sanguigno, hanno rilevato minori danni cerebrali in topi che avevano ingerito epicatechina novanta minuti prima.  

Struttura della epicatechina

L’aspetto più interessante degli effetti della epicatechina è che essa pare limitare i danni cerebrali anche se assunta 3,5 ore dopo l’ictus, a differenza degli altri trattamenti che devono essere attuati entro le tre ore dall’evento ischemico. È comunque da notare che, se somministrata dopo sei ore dall’ictus, la epicatechina non mostra alcun effetto positivo.  

Secondo Sylvain Doré, professore associato di Anestesiologia, Farmacologia e scienze molecolari, l’epicatechina stimola due vie di protezione neuronale, il che prepara il cervello a reagire ai danni.  

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Empatia e violenza hanno circuiti simili nel cervello

9 aprile 2010 3 commenti  

“Così come la nostra specie possa essere considerata la più violenta della natura, perchè capace di omicidi seriali, genocidi ed altre atrocità, l’altra faccia della medaglia è che siamo al tempo stesso la più empatica tra le specie” sostiene Luis Moya Albiol.

Lo studio da lei condotto, pubblicato nell’ultima edizione dell’iberica Revista de Neurología, ha mostrato come la corteccia prefrontale e temporale, l’amigdala ed altre caratteristiche tipiche del sistema limbico (ad esempio l’insulina del fluido cerebro spinale, secreta dai plessi corioidei [a riguardo cfr. CSF come mediatore per la comunicazione biologica], oppure la corteccia cingolata) giochino un “ruolo fondamentale in tutte quelle situazioni in cui appare l’empatia”.

Il sistema limbico è costituito da una serie di strutture che controllano funzioni come emotività, comportamento, memoria a lungo termine e olfatto

Moya Albiol fa inoltre notare come queste parti del cervello si sovrappongano “in maniera sorprendente” con quelle che regolano l’aggressività e la violenza: è del tutto plausibile, dunque, che i circuiti cerebrali sia per l’empatia che per la violenza possano essere molto simili.

“E’ noto a tutti che incoraggiare l’empatia ha un effetto inibitorio sulla violenza, ma ciò potrebbe essere dovuto non solo a questioni di tipo sociale, ma anche di tipo biologico: la stimolazione di questi circuiti neuronali (in comune) in una direzione ridurrebbe la loro attività nell’altra.”

Ciò significa che è più difficile per un cervello “molto empatico” comportarsi in modo violento, almeno in linea di massima.

Educare le persone ad essere più empatiche potrebbe essere un modo per educare alla pace, portando a riduzione di guerre e conflitti” conclude la ricercatrice, speranzosa.

Le sofisticate tecniche per misurare l’attività del cervello umano in vivo, come ad esempio la risonanza magnetica funzionale (fMRI – Functional Magnetic Resonance Imaging), permettono di conoscere sempre di più circa le strutture del cervello che regolano il comportamento e i processi psicologici come l’empatia.

Fonte: EurekAlert!
Link consigliati: Tecnica di brain-imaging per valutare l’empatia, 29.01.2009 – diariodelweb.it

Categorie:Neuroscienze

Scoperti i neuroni della spiritualità

14 febbraio 2010 Nessun commento  

Uno studio italiano è riuscito a individuare le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare la tendenza alla spiritualità e l’attitudine dell’uomo a superare i confini spazio-temporali del corpo

La capacità di immergersi nella meditazione, fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali: tutti questi comportamenti e queste esperienze hanno la origine a livello cerebrale, ma lo studio empirico del loro substrato neuronale è sempre stato problematico.

Ora, come viene spiegato in un articolo pubblicato sulla rivista Neuron, sfruttando le nuove tecniche di brain imaging un gruppo di ricercatori italiani – Salvatore Maria Aglioti, Cosimo Urgesi e Franco Fabbro, in collaborazione con Miran Skrap – ha fatto un importante passo in questo senso prendendo in esame diversi pazienti prima e dopo l’asportazione di un tumore cerebrale.

“Gli studi di visualizzazione cerebrale hanno posto in relazione l’attività all’interno di una vasta rete cerebrale che connette le cortecce frontale, parietale e temporale con esperienze spirituali, ma l’informazione sul legame causale fra questa rete e la spiritualità è carente”, spiega Cosimo Urgesi dell’Università di Udine.

Urgesi e colleghi si sono preoccupati proprio di individuare il legame diretto fra attività cerebrale e spiritualità, concentrandosi su un tratto, noto come auto-trascendenza (ST), che si ritiene possa essere preso come misura del sentimento del pensiero e dei comportamenti spirituali nell’uomo. L’auto-trascendenza riflette una riduzione del senso di sé a favore della capacità di identificarsi come parte integrante dell’universo come un tutto.

In questo studio i ricercatori hanno combinato l’analisi del punteggio ST ottenuto in pazienti colpiti da un tumore al cervello prima e dopo la sua rimozione con la mappature dell’esatta localizzazione delle lesioni cerebrali dopo l’intervento.

“Questo approccio ci ha permesso di esplorare gli eventuali cambiamenti di ST indotti da specifiche lesioni cerebrali, e il ruolo causale giocato da strutture della corteccia frontale, temporale e parietale nel supportare le differenze fra i diversi soggetti”, ha detto Franco Fabbro dell’IRCCS “E. Medea” e dell’Università di Udine.

I ricercatori hanno scoperto che un danno selettivo alla regione parietale destra e sinistra induce uno specifico aumento nel punteggio ST. “Il nostro studio di mappatura sintomo-lesione rappresenta la prima dimostrazione di un legame fra funzionamento cerebrale e ST”, osserva Urgesi. “Un danno alle aree parietali posteriori induce cambiamenti inaspettatamente rapidi in una dimensione della personalità relativamente stabile correlata alla coscienza autoreferenziale trascendente. Pertanto un’attività neuronale disfunzionale nell’area parietale può sostenere atteggiamenti e comportamenti spirituali e religiosi alterati.”

I risultati potrebbero anche portare a nuove strategie terapeutiche nei confronti di alcune forme di disturbi neuropsichiatrici, per esempio con la modulazione di attività di specifiche regioni cerebrali tramite stimolazione magnetica transcranica. “Se una personalità stabile rispetto a tratti come ST può andare incontro a rapidi cambiamenti in conseguenza di lesioni cerebrali, ciò potrebbe indicare che almeno alcune dimensioni della personalità possono essere modificate influenzando l’attività neuronale in alcune aree”, suggerisce. Salvatore M. Aglioti dell’Università “Sapienza” di Roma.

Inoltre, osservano i ricercatori, nuovi approcci ispirati alla modulazione dell’attività neurale potrebbero aprire la via a possibili trattamenti anche dei disturbi della personalità. (gg)

Fonte: Le Scienze


Categorie:Neuroscienze

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