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Scoperti i neuroni della spiritualità

14 febbraio 2010 Nessun commento  

Uno studio italiano è riuscito a individuare le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare la tendenza alla spiritualità e l’attitudine dell’uomo a superare i confini spazio-temporali del corpo

La capacità di immergersi nella meditazione, fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali: tutti questi comportamenti e queste esperienze hanno la origine a livello cerebrale, ma lo studio empirico del loro substrato neuronale è sempre stato problematico.

Ora, come viene spiegato in un articolo pubblicato sulla rivista Neuron, sfruttando le nuove tecniche di brain imaging un gruppo di ricercatori italiani – Salvatore Maria Aglioti, Cosimo Urgesi e Franco Fabbro, in collaborazione con Miran Skrap – ha fatto un importante passo in questo senso prendendo in esame diversi pazienti prima e dopo l’asportazione di un tumore cerebrale.

“Gli studi di visualizzazione cerebrale hanno posto in relazione l’attività all’interno di una vasta rete cerebrale che connette le cortecce frontale, parietale e temporale con esperienze spirituali, ma l’informazione sul legame causale fra questa rete e la spiritualità è carente”, spiega Cosimo Urgesi dell’Università di Udine.

Urgesi e colleghi si sono preoccupati proprio di individuare il legame diretto fra attività cerebrale e spiritualità, concentrandosi su un tratto, noto come auto-trascendenza (ST), che si ritiene possa essere preso come misura del sentimento del pensiero e dei comportamenti spirituali nell’uomo. L’auto-trascendenza riflette una riduzione del senso di sé a favore della capacità di identificarsi come parte integrante dell’universo come un tutto.

In questo studio i ricercatori hanno combinato l’analisi del punteggio ST ottenuto in pazienti colpiti da un tumore al cervello prima e dopo la sua rimozione con la mappature dell’esatta localizzazione delle lesioni cerebrali dopo l’intervento.

“Questo approccio ci ha permesso di esplorare gli eventuali cambiamenti di ST indotti da specifiche lesioni cerebrali, e il ruolo causale giocato da strutture della corteccia frontale, temporale e parietale nel supportare le differenze fra i diversi soggetti”, ha detto Franco Fabbro dell’IRCCS “E. Medea” e dell’Università di Udine.

I ricercatori hanno scoperto che un danno selettivo alla regione parietale destra e sinistra induce uno specifico aumento nel punteggio ST. “Il nostro studio di mappatura sintomo-lesione rappresenta la prima dimostrazione di un legame fra funzionamento cerebrale e ST”, osserva Urgesi. “Un danno alle aree parietali posteriori induce cambiamenti inaspettatamente rapidi in una dimensione della personalità relativamente stabile correlata alla coscienza autoreferenziale trascendente. Pertanto un’attività neuronale disfunzionale nell’area parietale può sostenere atteggiamenti e comportamenti spirituali e religiosi alterati.”

I risultati potrebbero anche portare a nuove strategie terapeutiche nei confronti di alcune forme di disturbi neuropsichiatrici, per esempio con la modulazione di attività di specifiche regioni cerebrali tramite stimolazione magnetica transcranica. “Se una personalità stabile rispetto a tratti come ST può andare incontro a rapidi cambiamenti in conseguenza di lesioni cerebrali, ciò potrebbe indicare che almeno alcune dimensioni della personalità possono essere modificate influenzando l’attività neuronale in alcune aree”, suggerisce. Salvatore M. Aglioti dell’Università “Sapienza” di Roma.

Inoltre, osservano i ricercatori, nuovi approcci ispirati alla modulazione dell’attività neurale potrebbero aprire la via a possibili trattamenti anche dei disturbi della personalità. (gg)

Fonte: Le Scienze


Categorie:Neuroscienze

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