Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA | Neoteron

Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA

Il tempo di risposta agli antidepressivi, come il Prozac, è attorno alle 3 settimane.

Perchè? Il meccanismo di adattamento operato dai neuroni in risposta agli antidepressivi è rimasto per molto tempo enigmatico, ma una nuova ricerca pubblicata su Science del 17 settembre 2010 getta nuova luce sui meccanismi di azione di questa classe di farmaci, in uso da più di 30 anni in tutto il mondo (anche in maniera a volte piuttosto massiccia).

Fluoxetina cloridrato, nome commerciale Prozac

Il team di ricerca di Odile Kellermann e Jean-Marie Launay, ha rivelato (per la prima volta) una sequenza di reazioni causate dal Prozac a livello neuronale, che contribuiscono ad aumentare il livello, spesso deficitario in individui depressi, di serotonina, un “messaggero” chimico essenziale per il cervello.

La serotonina (abbreviata in 5-HT, 5-idrossi-triptamina) è un neurotrasmettitore essenziale per la comunicazione tra i neuroni, ed è coinvolta in maniera specifica nel comportamento alimentare e sessuale, nel ciclo sonno-veglia, nel dolore, ansia e in generale la regolazione dell’umore.

Gli stati depressivi sono associati proprio ad una deficienza di serotonina: fin dagli anni ’60 le strategie di sintesi di farmaci antidepressivi hanno mirato all’aumento della quantità di serotonina rilasciata nello spazio sinaptico, ovvero lo spazio compreso tra due neuroni, attraverso cui si ha la mediazione chimica (da parte del neurotrasmettitore, quindi di 5-HT) dell’impulso elettrico proveniente dall’assone.

Nonostante si sappia già da parecchi anni che gli antidepressivi come il Prozac riescono ad aumentare la concentrazione di serotonina nella sinapsi attraverso il blocco del trasportatore della serotonina (SERT), che media la ricaptazione del neurotrasmettitore nella terminazione pre-sinaptica, fino ad ora ancora risultava inspiegabile il ritardo di 3 settimane nell’inizio della loro efficacia.

Il team di ricerca di Kellermann e Lunay è riuscito a caratterizzare, in vitro e in vivo, le varie reazioni e le molecole intermedie coinvolte nel meccanismo d’azione del Prozac: in particolare è stato identificato un microRNA che svolge un ruolo chiave in tali meccanismi.

Questo miRNA, chiamato miR-16, controlla infatti la traduzione del trasportatore della serotonina a partire dal suo mRNA.

In normali condizioni fisiologiche, questo trasportatore è presente nei cosiddetti neuroni “serotonergici” (specializzati nella produzione di questo trasmettitore, la serotonina); invece nei neuroni cosiddetti “noradrenergicil’espressione di tale trasportatore è ridotta a zero da miR-16. Il neurotrasmettitore prodotto da questa ultima classe di neuroni è la noradrenalina, coinvolta nell’attenzione, emozioni, sonno, apprendimento e nei sogni.

In risposta al Prozac, i neuroni serotonergici rilasciano una molecola segnale, che causa il distacco di una certa quantità di miR-16 dai mRNA target nei neuroni noradrenergici: ciò non fa che sbloccare l’espressione del trasportatore per la serotonina in questi neuroni.

Tali neuroni divengono così sensibili al Prozac: essi continuano a produrre noradrenalina, ma iniziano anche a produrre serotonina. Infine, la quantità di serotonina rilasciata è incrementata sia nei neuroni serotonergici, tramite l’effetto diretto del Prozac che previene la sua ricaptazione, sia in quelli noradrenergici, attraverso la riduzione dei livelli di miR-16.

Quindi “questo lavoro ha rivelato, per la prima volta, che gli antidepressivi sono in grado di attivare una nuova fonte di serotonina nel cervello”, spiegano i ricercatori. “Inoltre i nostri risultati dimostrano che l’efficacia del Prozac si fonda sulle proprietà “plastiche” dei neuroni noradrenergici, come ad esempio la loro capacità di acquisire le funzioni espresse dai neuroni serotonergici”.

Tutti questi risultati aprono inoltre le porte a tutto un nuovo filone di ricerca sugli stati depressivi, in quanto tutti gli “attori” della sequenza di reazioni iniziata dal Prozac costituiscono un potenziale bersaglio farmacologico.

Fonte: EurekAlert!


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