Terapia genica per curare l'atrofia muscolare spinale | Neoteron

Terapia genica per curare l’atrofia muscolare spinale

La terapia genica come cura definitiva delle malattie genetiche

Una nuova ricerca condotta alla Ohio State University ha mostrato come la terapia genica, tecnica che permette di inserire nelle cellule malate del DNA esogeno sano, al fine di ripristinare la funzione normale, non sia più solo un miraggio e che presto potrà essere applicata anche nell’uomo su larga scala.

Attraverso tale tecnica, i ricercatori sono stati in grado di correggere in topi precedentemente mutati (il topo è un animale modello studiato proprio in base alla sua grande omologia con l’uomo a livello genetico), alterazioni della funzione motoria, del sistema nervoso e ad indurre aumentata sopravvivenza.

La SMA colpisce 1/6000 nati, portando a morte prima dei 2 anni

Neurone di topo visto in microscopia confocale

Le mutazioni indotte nelle cavie prima della terapia sono del tutto analoghe ai sintomi della atrofia muscolare spinale (SMA), malattia genetica umana che porta a letalità infantile. La SMA colpisce negli Stati Uniti uno ogni 6000 nuovi nati, e porta spesso a morte prima dei 2 anni: vi sono differenti tipi di SMA, con gravità e aspettativa di vita diversa a seconda di quanto l’apparato respiratorio sia compromesso, e ad oggi non esistono cure definitive, se non farmaci e fisioterapia che possano alleviarne i sintomi.

Tale malattia è dovuta al fatto che i neuroni motori – cellule nervose che mandano segnali dalla spina dorsale ai muscoli – producono una quantità insufficiente di quella che è chiamata “proteina di sopravvivenza dei neuroni motori” (SMN – survival motor neuron protein): questa carenza di SMN nei motoneuroni, piuttosto che nelle altre cellule di tutto il corpo, è causata dall’assenza di un singolo gene.

I ricercatori hanno iniettato nel circolo sanguigno di topi tra 1 e 10 giorni di età la versione alterata di un virus contenente DNA con il gene per la proteina SMN: il vettore virale utilizzato conteneva così il gene mancante nel topo, ed inoltre aveva mantenuta la capacità di infettare le cellule ed iniettare così il gene SMN, ma era privo della capacità di replicarsi e poter proseguire l’infezione, portando a danni collaterali.

Dice Arthur Burghes, professore di biochimica molecolare e cellulare alla Ohio State University:

 ”Abbiamo sostituito ciò che sapevamo si era perso. E abbiamo capito che se si inserisce la proteina dopo la nascita, essa recupererà il difetto genetico. Questa tecnica corregge la malattia molto più che qualsiasi cocktail di farmaci studiato come potenziale trattamento nell’uomo”.

Una singola terapia anzichè molti farmaci inefficaci

Il vettore virale con inserito il gene SMN è riuscito a raggiungere circa la metà dei neuroni motori del neonato topo affetto da SMA, dando come risultato appunto un miglioramento della coordinazione muscolare, una efficiente segnalazione tra spina dorsale e muscoli ed una aumentata sopravvivenza rispetto a topi non trattati con il vettore: dopo 90 giorni, gli impulsi nervosi di topi prima affetti da SMA sono del tutto identici a quelli di topi normali.

Inoltre si è riusciti a capire quali neuroni abbiano ripristinato nel loro DNA il gene SMN mancante grazie ad una GFP (green fluorescent protein – proteina fluorescente verde), che ha agito da marcatore per studiare la diffusione del virus nell’organismo, e si è localizzata soprattutto nel cervello, nel midollo spinale e nei muscoli.

Si pensa che la SMA si manifesti quando il livello di proteina SMN nei neuroni motori scende al di sotto del 20% rispetto al normale, mentre individui con un livello fino al 50% del normale non manifestano la malattia: quindi una singola terapia genica (invece che numerosi e poco efficiaci trattamenti farmacologici) che ripristini, anche non completamente, la capacità di produrre la proteina mancante, può essere sufficiente a combatterla.

Fonte: Ohio State University | Nature.com


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    1. massimo
      3 marzo 2010 a 20:07 | #1

      sono Particolarmente colpito dal vostro impegnio asconviggere del tutto questa terribbile malattia,sembra che stiamo agli sgoccioli,c’è la faremo ragazzi!!!!garzie garzie…..
      “La speranza e l’ultima a morire a”,e certamente non saranno i nostri figli a morire,grazie a tutti voi……
      Comunque sono il papà di un piccolo di19 mesi affetto da sma 1,e come voi stiamo mettendoci davvero tutta per curare a meglio il nostro piccolo cosi sarà pronto un giorno spero presto di farlo guarire e dargli finalmente la gioia di vivere una vita degnia e senza sofferenza come tutti gli altri bimbi sani di questo mondo.
      un cordiale saluto a tutti voi

    2. carola
      5 marzo 2010 a 16:09 | #2

      sarebbe bellissimo …ma dai topi alle persone ce ne vuole…

    3. Antoo
      9 marzo 2010 a 11:21 | #3

      @ massimo: sono profondamente addolorato per la dura prova che lei si trova ad affrontare. Sono diversi giorni che non mi decido a risponderle perchè non riesco a trovare le parole giuste, che a questo punto credo proprio che non esistano. Confido nella scienza tanto quanto lei, e tali notizie non possono che riaccendere le nostre speranze di un futuro migliore. Le mando un caloroso abbraccio e i più sentiti auguri di buona fortuna..

      @ carola: in realtà non è detto che la sperimentazione su organismi modello, come i topi per l’uomo, possa precludere l’applicabilità di soluzioni sull’essere umano, anzi è vero il contrario: è proprio per questo che si sperimenta su mammiferi a noi così simili biologicamente e geneticamente (magari a prima vista la somiglianza potrebbe non essere così lampante, ma c’è ed è notevolissima)
      un saluto

    4. carola
      12 marzo 2010 a 17:06 | #4

      non sò se lei sia un medico ma non credo a questo punto,io ho una figlia malata di sma2 e so che l applicabilità delle cure richiede anni non è una questione di somiglianza al topo….

    5. 20 settembre 2013 a 5:33 | #5

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    1. 1 marzo 2010 a 2:35 | #1
    2. 22 marzo 2010 a 16:18 | #2

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