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	<title>Neoteron</title>
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	<description>Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Dec 2011 23:32:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La riparazione dei mismatch sul DNA agisce in una definita finestra temporale</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 23:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli eucarioti, quel vastissimo gruppo di organismi che include anche l&#8217;uomo, indispensabile alla sopravvivenza risulta essere l&#8217;abilità di alcune proteine di riparare errori genetici che insorgono quando il DNA è replicato poco prima della divisione cellulare, e di farlo in maniera rapida ed accurata. In un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Science, i ricercatori del Ludwig [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/la-riparazione-dei-mismatch-sul-dna-agisce-in-una-definita-finestra-temporale/">La riparazione dei mismatch sul DNA agisce in una definita finestra temporale</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli eucarioti, quel vastissimo gruppo di organismi che include anche l&#8217;uomo, indispensabile alla sopravvivenza risulta essere<strong> l&#8217;abilità di alcune proteine di riparare errori genetici che insorgono quando il DNA è replicato</strong> poco prima della divisione cellulare, e di farlo in maniera rapida ed accurata.</p>
<p>In un articolo recentemente pubblicato sulla rivista <em>Science</em>, i ricercatori del <em>Ludwig Institute for Cancer Research </em>e della <em>San Diego School of Medicine</em> hanno parzalmente risolto il mistero di come queste proteine svolgano il loro compito nei confronti degli<strong> appaiamenti errati di basi azotate (<em>mismatch</em>)</strong> che possono subentrare con la replicazione, in un processo noto come <strong>DNA mismatch repair (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/DNA_mismatch_repair" target="_blank">MMR</a>).</strong></p>
<blockquote><p>Una dei più importanti interrogativi di tale risposta è <strong>come le proteine del MMR possano discriminare quale delle due basi di un mismatch sia quella &#8220;giusta&#8221; e quale quella &#8220;sbagliata&#8221;</strong>.</p></blockquote>
<p>dice <em>Christopher D. Putnam</em>, membro del team che ha condotto la ricerca.</p>
<p>Per esempio, se una guanina (G) dopo la replicazione risulta appaiata (non correttamente) con una timina (T), dove risiede l&#8217;errore? Nella G o nella T? <strong>Se il meccanismo di riparazione rimuove la base originariamente presente nel DNA templato</strong><strong>, anzichè quella erratamente incorporata, si avrà come risultato una mutazione, non una riparazione!</strong></p>
<div id="attachment_888" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/mmr.jpg"><img class="size-medium wp-image-888" title="GraphicalAbstractv5" src="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/mmr-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Gli eterodimeri Msh2-Msh6 eucariotici, omologhi alla proteina MutS batterica, riconoscono i mismatch sul genoma ed avviano la loro riparazione</p></div>
<p>Usando l&#8217;organismo modello <em>Saccharomyces cerevisiae</em>, ovvero il lievito del pane, i ricercatori guidati da <em>Richard D. Kolodner </em>hanno scoperto che il <strong>filamento di DNA neosintetizzato porta con se un segnale temporaneo per i 10-15 minuti successivi alla replicazione</strong>, che lo marca così come nuovo e potenzialmente &#8220;errato&#8221; agli occhi del meccanismo di MMR.</p>
<p>La precisa natura di tale segnale non è stata tuttavia identificata, e le principali ipotesi sono la presenza di nick (tagli a singolo filamento) sul filamento neosintetizzato, oppure l&#8217;associazione sullo stesso di specifiche proteine legate alla replicazione.</p>
<p>Tale scoperta, unita alla pubblicazione in passato del <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S009286741101275X" target="_blank">primo lavoro che visualizza l&#8217;azione del meccanismo MMR in vivo</a>, aggiunge un&#8217;ulteriore tassello di conoscenza al modo in cui gli eucarioti eliminino gli errori di replicazione del DNA, meccanismi strettamente alla lotta o all&#8217;insorgenza del cancro.</p>
<blockquote><p>Come gli eucarioti marchino i filamenti di DNA di nuova sintesi è un mistero che dura da 30 anni &#8211; dice <em>Putnam </em>- ma tale lavoro chiarisce molto le idee su come il meccanismo di riparazione dei mismatch funzioni.</p></blockquote>
<h6>Fonte: <a href="http://www.sciencemag.org/content/334/6063/1713" target="_blank">Science</a><br />
<a href="http://www.jbc.org/content/281/41/30305.full.pdf" target="_blank"> Review MMR negli eucarioti &#8211; JBC.org</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/la-riparazione-dei-mismatch-sul-dna-agisce-in-una-definita-finestra-temporale/">La riparazione dei mismatch sul DNA agisce in una definita finestra temporale</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>La replicazione dei batteri magnetotattici: dividere le bussole</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia]]></category>
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		<description><![CDATA[I batteri magnetotattici sono una particolare classe di microrganismi descritti per la prima volta da Richard Blakemore negli anni 70, dotati della particolare caratteristica di orientarsi lungo le linee del campo magnetico terrestre. Tali proprietà di risposta al magnetismo probabilmente aiutano i batteri marini che vivono in condizioni di scarsità di ossigeno a navigare nell&#8217;acqua [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/la-replicazione-dei-batteri-magnetotattici-dividere-le-bussole/">La replicazione dei batteri magnetotattici: dividere le bussole</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Batteri_magnetotattici" target="_blank">batteri magnetotattici</a> sono una particolare classe di microrganismi descritti per la prima volta da <em>Richard Blakemore</em> negli anni 70, dotati della particolare caratteristica di <strong>orientarsi lungo le linee del campo magnetico terrestre</strong>.</p>
<p>Tali proprietà di risposta al magnetismo probabilmente aiutano i batteri marini che vivono in condizioni di scarsità di ossigeno a navigare nell&#8217;acqua e nei sedimenti e ad <strong>&#8220;orientarsi&#8221; in un ambiente in cui i livelli di nutrienti essenziali come ossideno e solfuri cambiano drasticamente con la profondità</strong>, come afferma <em>Dirk Schüler</em>, microbiologo alla Ludwig–Maximilians University di Monaco.</p>
<p>Le bussole di tali batteri sono costituite da piccoli organelli chiamati <strong>magnetosomi</strong>, che contengono <strong>cristalli di magnetite (Fe<sub>3</sub>O<sub>4</sub>)</strong>, <strong>greigite (Fe<sub>3</sub>S<sub>4</sub>)</strong> ed altri minerali magnetici: il campo magnetico prodotto da un singolo magnetosoma non è però sufficientemente forte ad orientare il microbo al campo terrestre, perciò tali organelli si uniscono assieme in una catena per poter costituire un magnete più forte.</p>
<p>Il problema subentra nel momento in cui le cellule si replicano: normalmente i batteri si dividono tramite un iniziale accrescimento longitudinale, e sintetizzano quindi nuova parete cellulare nel versante interno della zona centrale, il cosiddetto solco di divisione, che accrescendosi si inabissa sempre più nel citoplasma, chiudendosi come un cappio, sino a quando i lembi della parete neosintetizzata non si congiungono e i due nuovi batteri si staccano. La forza generata dal solco di divisione non è però da sola sufficiente, dice <em>Schüler</em>, a &#8220;staccare&#8221; le catene di magnetosomi che si attraggono come calamite.</p>
<p>Dunque i batteri magnetotattici presentano un duplice problema in fase di replicazione: riuscire a <strong>vincere le forze magnetiche interne che tendono a non far separare le due future cellule figlie</strong>, e al tempo stesso riuscire a <strong>ripartire equamente gli organelli magnetici per trasferire il vantaggio selettivo della sensibilità magnetica ad entrambe le nuove cellule</strong>.</p>
<div id="attachment_874" class="wp-caption alignright" style="width: 185px"><a href="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/CET4.jpg"><img class="size-medium wp-image-874 " title="Batterio magnetotattico in divisione" src="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/CET4-135x300.jpg" alt="" width="175" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;angolazione assunta dalle due future cellule figlie indebolisce le resistenze magnetiche interne. In rosso sono riportate le catene di magnetosomi.</p></div>
<p>Usando tecniche di microscopia ottica ed elettronica, il team di Schüler ha seguito in tempo reale la divisione in due cellule figlie del batterio  <em>Magnetospirillum gryphiswaldense</em>, paradigma della classe dei batteri magnetotattici. Inizialmente il processo di divisione ha seguito la classica scaletta della scissione batterica: dopo la replicazione del genoma, la cellula ha iniziato ad allungarsi e quindi ad assottigliarsi progressivamente nella zona centrale.</p>
<p>A questo punto inizia la novità: infatti i <strong>magnetosomi</strong> iniziano a migrare verso il centro e si <strong>accumulano a livello del solco di scissione tramite l&#8217;interazione con proteine citoscheletriche </strong>actin-like; quindi le due future cellule figlie assumono <strong>un&#8217;angolazione l&#8217;una rispetto all&#8217;altra di circa 50 gradi</strong>, e infine si separano rapidamente. L&#8217;evidente &#8220;piega&#8221; che la cellula in divisione assume sembra dovuta al fatto che <strong>il solco di divisione si accresce</strong> (verso l&#8217;interno della cellula)<strong> in maniera asimmetrica</strong>, che ha come risultato uno sbilanciamento di forze su uno dei due versanti, portando i due &#8220;semicilindri&#8221; che costituiscono le cellule figlie ad inclinarsi tra loro.</p>
<p>Perchè fare tutta questa fatica per separare le due cellule figlie? Semplicemente perchè imprimendo una<strong> deviazione di questo tipo è possibile indebolire le forze magnetiche tra i magnetosomi</strong> accumulati sotto il solco di scissione, e quindi ripartire equamente tra le due nuove cellule i preziosi organelli.</p>
<blockquote><p>L&#8217;energia necessaria per staccare le catene di magnetosomi, imprimendo una piegatura di questo tipo, è dell&#8217;ordine dei 10 piconewtons, ovvero equivalente alla forza normalmente generata durante la scissione binaria batterica</p></blockquote>
<p>dice Schüler. Dunque  <em>M. gryphiswaldense </em>non fa altro che utilizzare la normale energia richiesta per la scissione, semplicemente <strong>ottimizzando la &#8220;geometria&#8221; della divisione per riuscire a battere le sue resistenze magnetiche interne</strong>.</p>
<h6>Fonte: <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-2958.2011.07874.x/abstract;jsessionid=1BED25A338E78C7346C3BBC92571BEFA.d03t04" target="_blank">Molecular Microbiology</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/la-replicazione-dei-batteri-magnetotattici-dividere-le-bussole/">La replicazione dei batteri magnetotattici: dividere le bussole</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>Svelato il mistero della talpa che non sente il dolore</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La talpa senza pelo, nativa dell&#8217;Africa Orientale,  oltre al singolare nome scientifico (Heterocephalus glaber), non manca di stravaganti caratteristiche biologiche,: vive sottoterra in condizioni di semioscurità, è priva di peli, ha un&#8217;aspettativa di vita di oltre vent&#8217;anni, caso più unico che raro tra i roditori, e non si ammala quasi mai di cancro. Recentemente è stata [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/svelato-il-mistero-della-talpa-che-non-sente-il-dolore/">Svelato il mistero della talpa che non sente il dolore</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La talpa senza pelo, nativa dell&#8217;Africa Orientale,  oltre al singolare nome scientifico (<em><a title="Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heterocephalus_glaber" target="_blank">Heterocephalus glaber</a></em>), non manca di stravaganti caratteristiche biologiche,: vive sottoterra in condizioni di semioscurità, è priva di peli, ha <strong>un&#8217;aspettativa di vita di oltre vent&#8217;anni</strong>, caso più unico che raro tra i roditori, e <strong><a href="http://www.lescienze.it/news/2009/10/27/news/longevo_e_a_prova_di_cancro-573018/" target="_blank">non si ammala quasi mai di cancro</a></strong>.</p>
<p>Recentemente è stata svelata una sua ennesima caratteristica particolare, ovvero<strong> l&#8217;insensibilità al dolore</strong> <strong>derivante dall&#8217;acido</strong>: questo tipo di adattamento consente alle talpe di prosperare nei tunnel sotterranei che formano le loro colonie, nonostante la presenza di elevati livelli di acidità dovuti all&#8217;accumulo di anidride carbonica sprigionata alla morte degli animali.</p>
<blockquote><p>Approfondire la conoscenza su come funzionano i pathway del dolore è un passo fondamentale per lo sviluppo di nuovi modi di trattare il dolore</p></blockquote>
<p>dice <em>Ewan St. John Smith</em>, il responsabile del nuovo studio, neuroscienziato del <em>Max Delbrück Center for Molecular Medicine </em>di Berlino.</p>
<div id="attachment_853" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/ratto-talpa.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-853 " title="ratto-talpa" src="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/ratto-talpa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Primo piano della curiosa (quanto antiestetica) talpa senza pelo</p></div>
<p><em>Smith</em> e i suoi colleghi avevano in precedenza scoperto che iniettando piccole quantità di acido nella zampa di una talpa senza pelo non si aveva nessuna reazione da parte dell&#8217;animale. Al contrario i topi sottoposti allo stesso trattamento immediatamente ritraevano la zampa e la iniziavano a leccare: giusto per farsi un&#8217;idea del tipo di dolore somministrato, si pensi a quello che un uomo può sentire se si versa del succo di limone su una ferita.</p>
<p>E&#8217; noto che <strong>l&#8217;acido è percepito attraverso i nocicettori</strong>, una particolare classe di recettori presente sui neuroni nocicettivi, ovvero quei sensori deputati a raccogliere stimoli esterni potenzialmente dannosi per l&#8217;organismo e a trasmetterli al sistema nervoso centrale per avviare la risposta del dolore. Tali recettori sono canali ionici che &#8220;percepiscono&#8221; la presenza di acidi tramite una <strong>risposta a elevate concentrazioni di protoni</strong> (che derivano dalle condizioni acide) aprendosi e stimolando così il neurone. <em>Smith </em>si aspettava dunque  che analizzando i neuroni della talpa non avrebbe trovato i recettori per l&#8217;acido, oppure ne avrebbe trovata una versione non funzionale: invece è emerso che la talpa senza pelo possiede gli stessi nocicettori dei topi, e con le stesse funzionalità.</p>
<p><span id="more-848"></span></p>
<p>A questo punto il team di <em>Smith</em> si è focalizzato su una particolare classe di <strong>canali ionici</strong> che permettono il trasferimento di ioni sodio tra i due lati della membrana cellulare, detti canali <strong>voltaggio-dipendenti</strong>. Tali canali agiscono come degli amplificatori della differenza di potenziale indotta dai recettori neuronali (ad esempio dai nocicettori che rispondono agli acidi), e sono quindi responsabili dell&#8217;<strong>innesco del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potenziale_d'azione" target="_blank">potenziale d&#8217;azione</a> neurale</strong>, ovvero l&#8217;onda di impulso elettrico che si diffonde attraverso un neurone nel momento in cui esso è stimolato,  che ha come destinazione ultima il cervello.</p>
<p>I ricercatori hanno individuato nella talpa senza pelo <strong>due mutazioni in un particolare canale per il sodio voltaggio-dipendente</strong> presente quasi esclusivamente sui neuroni nocicettivi: la forma mutata di tale canale, denominato <strong>Na­<sub>V</sub>1.7</strong> e codificato dal gene <strong><em>SCN9A</em></strong>, viene bloccata con maggior facilità rispetto alla versione &#8220;normale&#8221; di cui è dotato il topo, da un meccanismo noto come inibizione da acido.</p>
<p>In sostanza<strong> i protoni rilasciati dagli acidi da una parte attivano i nocicettori</strong> che avviano lo stimolo di &#8220;stress da acido&#8221;, mentre <strong>dall&#8217;altra inibiscono efficacemente sullo stesso neurone i canali  Na­<sub>V</sub>1.7</strong> deputati all&#8217;amplificazione e trasmissione di questo stimolo: il risultato è l&#8217;inibizione dell&#8217;impulso nervoso da parte dei neuroni nocicettivi, che non possono quindi inviare il segnale di dolore al cervello dell&#8217;animale.</p>
<p>In realtà anche nel topo (e nell&#8217;uomo, che non è poi tanto diverso) le molecole di acido attivano il neurone nocicettivo e contemporaneamente inibiscono in parte i canali per il sodio, ma alla fine il bilancio pende a favore dell&#8217;attivazione e trasmissione dello stimolo doloroso: nella talpa senza peli invece, poiché dotata di tale isoforma di canale Na­<sub>V</sub>1.7 più sensibile al pH, l&#8217;inibizione della trasmissione è preponderante, e quindi <strong>l&#8217;animale è sostanzialmente &#8220;immune&#8221; allo stimolo di dolore</strong>. La pressione selettiva derivante dalla vita in colonie caratterizzate da ambiente perlopiù acido ha dunque selezionato e fissato nella specie tale isoforma mutata, che conferisce un grande vantaggio selettivo!</p>
<p>E&#8217; stato <a href="http://jmg.bmj.com/content/41/3/171.abstract?ijkey=f0342f395218e4b4e151de8e36876af4dfa79986&amp;keytype2=tf_ipsecsha" target="_blank">dimostrato</a> che nell&#8217;uomo <strong>particolari mutazioni del gene <em>SCN9A</em></strong> codificante il canale Na­<sub>V</sub>1.7 sono responsabili della <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Erythromelalgia" target="_blank">Eritromelalgia o Malattia di Mitchell</a></strong>, rara malattia cronica caratterizzata da periodici episodi di vasodilatazione parossistica che comportano intensi dolori. Inoltre è noto (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17167479?dopt=Abstract" target="_blank">1</a> | <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20635406?dopt=Abstract" target="_blank">2</a>) che <strong>mutazioni nonsenso nel gene <em>SCN9A</em> che determinano la perdita di espressione del canale Na­<sub>V</sub>1.7</strong>, o la produzione di una proteina non funzionante, siano la base genetica di una rara condizione nota come <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Congenital_insensitivity_to_pain" target="_blank">insensibilità congenita al dolore</a>.</strong></p>
<p><strong></strong>Le nuove scoperte ottenute dalle talpe senza pelo potrebbero dunque suggerire nuovi meccanismi per bloccare questo importante canale, ed aprire eventualmente la strada ad una <strong>nuova classe di antidolorifici</strong>.</p>
<h6>Fonte: <a title="Pubmed" href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=22174253" target="_blank">Science</a></h6>
<h6>Link consigliati: <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/i-wurstel-con-i-denti-gli-eterocefali-glabri-hetherocephalus-glaber/" target="_blank">*L&#8217;orologiaio miope* &#8211; I wurstel con i denti: gli eterocefali glabri</a></h6>
<h6><a href="http://mygenomix.wordpress.com/2011/07/06/sequenziato-il-genoma-delleterocefalo-glabro-il-roditore-con-i-superpoteri/" target="_blank">my GenomiX &#8211; Sequenziato il genoma dell’eterocefalo glabro, il roditore con i superpoteri</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/svelato-il-mistero-della-talpa-che-non-sente-il-dolore/">Svelato il mistero della talpa che non sente il dolore</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>I batteri possiedono un sistema immunitario acquisito</title>
		<link>http://neoteron.altervista.org/biologia/i-batteri-possiedono-un-sistema-immunitario-acquisito/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 23:31:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si tratta probabilmente di una delle scoperte più importanti degli ultimi dieci anni, nell’ambito della biologia molecolare. Un nuovo studio della Rice University ha determinato un modello matematico per descrivere un sistema di immunità acquisita all’interno di batteri, capace di contrastare l’infezione di batteriofagi. I batteriofagi sono virus che attaccano specificatamente i batteri, il loro [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biologia/i-batteri-possiedono-un-sistema-immunitario-acquisito/">I batteri possiedono un sistema immunitario acquisito</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h5>Si tratta probabilmente di una delle scoperte più importanti degli ultimi dieci anni, nell’ambito della biologia molecolare.</h5>
<p>Un nuovo studio della <em>Rice University</em> ha determinato un modello matematico per descrivere un <strong>sistema di immunità acquisita all’interno di batteri</strong>, capace di <strong>contrastare l’infezione di batteriofagi</strong>.</p>
<p>I batteriofagi sono virus che attaccano specificatamente i batteri, il loro meccanismo d’azione si basa sull’iniezione del loro genoma all’interno dell’ospite, allo scopo di riprodursi sfruttando il suo macchinario molecolare. Sembra che i batteri, però, abbiano sviluppato un sistema per immunizzarsi da alcune di queste potenziali minacce.</p>
<div id="attachment_774" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://neoteron.altervista.org/wp-content/uploads/2010/10/Crispr.png"><img class="size-medium wp-image-774" title="Crispr" src="/wp-content/uploads/2010/10/Crispr-300x242.png" alt="" width="300" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Ipotetico meccanismo d&#39;azione di CRISPR</p></div>
<p>La ricerca si è concentrata sulla regione <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/CRISPR" target="_blank"><strong>CRISPR</strong></a> (<em>&#8220;clustered regularly interspaced short palindromic repeats&#8221;</em>) del DNA batterico. Essa è composta da <strong>due tipi di sequenze</strong>: la <strong>prima</strong>, che da il nome alla regione e che inizialmente aveva catalizzato l’interesse scientifico, contiene <strong>brevi ripetizioni</strong>; nella <strong>seconda</strong>, inizialmente identificata come DNA spaziatore fra le ripetizioni, sono contenute <strong>sequenze genetiche specifiche dei fagi</strong>.</p>
<p><strong>Quando una sequenza di un fago si trova nella regione CRISPR</strong>, il <strong>batterio è immunizzato</strong> <strong>dall’infezione di quel fago</strong>, in quanto <strong>diviene in grado di riconoscere e degradare il genoma virale</strong>, in maniera analoga al processo di <strong>RNA interference</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RNA_interference" target="_blank">RNAi</a>) degli organismi eucariotici.</p>
<blockquote><p>&#8220;Da una prospettiva puramente scientifica, questa ricerca ci insegna cose che non si sarebbe nemmeno potuto immaginare solo pochi anni fa, ma c&#8217;è anche un interesse applicativo in questo lavoro&#8221;, afferma <em>Micheal Deem</em>, professore di Biochimica, Ingegneria Genetica, Fisica e Astronomia alla <em>Rice University</em>.</p></blockquote>
<p>In sostanza, la <strong>CRISPR agisce immagazzinando un insieme di frammenti dei genomi di quei virus che attaccano il batterio</strong>, immagazzinamento che avviene mediante opportuni complessi proteici che agiscono una volta entrati a contatto con materiale genetico esogeno. Quindi essa risulta essere <strong>ereditabile</strong>, quando il batterio si divide, ma anche <strong>programmabile</strong> <strong>durante la vita dell’organismo</strong>. Il CRISPR può contenere da trenta a cinquanta diversi frammenti, che implicano la resistenza nei confronti di altrettanti tipi di fago.</p>
<p><span id="more-771"></span>Ciò che lo studio della <em>Rice University</em> è riuscita a scoprire è <em>come la pressione evolutiva influisce su questo meccanismo</em>. Ritornando alla descrizione della CRISPR, era già noto che i <strong>frammenti più recenti si trovavano in posizioni anteriori</strong>, mentre i <strong>frammenti più distanti corrispondevano a frammenti di fagi incontrati molto prima</strong>. Analizzando le CRISPR di varie colture batteriche, è stata notata un’<strong>irregolarità in alcuni fattori statistici</strong>, come la probabilità abbinata ai frammenti genetici all&#8217;interno delle popolazioni.</p>
<p>In pratica, la <strong>probabilità di conservare evolutivamente lo stesso frammento</strong>, in batteri diversi, <strong>aumenta esponenzialmente all’allontanarsi dalla posizione 1 all&#8217;interno della sequenza CRISPR</strong>. Questo avviene perché i batteri in grado di resistere ad un ceppo virale particolarmente aggressivo hanno più chance di riprodursi e ciò si traduce in un’<strong>elevata pressione evolutiva su alcune sequenze della CRISPR</strong>.</p>
<p>Lo studio della <em>Rice University</em> è riuscito a creare una <strong>descrizione matematica</strong> che il computer può utilizzare per analizzare il fenomeno. Le equazioni sviluppate descrivono il modo in cui le popolazioni di batteri e fagi interagiscano tra loro, e come ciò si riflette nella CRISPR.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ogni popolazione prova ad espandersi, e la pressione selettiva agisce costantemente su entrambi i fronti, tanto sui batteri che sui loro invasori&#8221; dice <em>Deem. </em>Questo processo si manifesta nella regione CRISPR, che traccia un pò la storia della popolazione batterica rispetto ai fagi a cui essa è stata esposta. &#8220;All&#8217;interno di una popolazione batterica, è riscontrabile in CRISPR un ampio assortimento di geni per quanto riguarda il primo frammento, mentre per il secondo frammento si nota già minor variabilità, indice di come su quest&#8217;ultimo la pressione selettiva sia stata maggiore. Poichè i batteri che contengono nel loro CRISPR frammenti del genoma virale del ceppo dominante (quindi il più aggressivo tra la popolazione fagica) hanno maggiori probabilità di sopravvivenza, questi tenderanno a soppiantare i loro vicini che sono più vulnerabili. Ad una <strong>posizione n-esim</strong>a, che sia <strong>la più lontana dalla posizione del frammento 1 </strong>(la più variabile), la <strong>selezione ha lavorato più a lungo che su tutte le altre posizioni (che sono quindi sorte successivamente)</strong>, perciò <strong>i geni che qui troviamo sono anche i più comuni all&#8217;interno della popolazione</strong>, e quelli che tendono a <strong>procurare la migliore protezione generale al microrganismo</strong>.&#8221;</p></blockquote>
<p>Tale teoria potrebbe trovare varie applicazioni in ambito biotecnologico, con la possibilità di silenziare alcuni geni mediante questo meccanismo. Le industrie farmaceutiche, inoltre, stanno studiando, su queste basi, nuovi tipi di terapie antibiotiche.</p>
<h6>Fonte: <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-09/ru-rse091510.php" target="_blank">EurekAlert!</a></h6>
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		<title>La nuova e promettente terapia &#8220;antigenica&#8221;</title>
		<link>http://neoteron.altervista.org/biotech/la-nuova-e-promettente-terapia-antigenica/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 12:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La terapia si basa sulla formazione di triple eliche di DNA e di energia luminosa per silenziare l&#8217;attività dei geni La terapia antigenica è una innovativa strategia di trattamento che prevede l&#8217;uso di farmaci a base di DNA per localizzare con precisione dell&#8217;energia luminosa su un gene target, spegnendo così la sua attività. Una recente [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biotech/la-nuova-e-promettente-terapia-antigenica/">La nuova e promettente terapia &#8220;antigenica&#8221;</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h5>La terapia si basa sulla formazione di triple eliche di DNA e di energia luminosa per silenziare l&#8217;attività dei geni</h5>
<p>La <strong>terapia antigenica</strong> è una innovativa strategia di trattamento che prevede l&#8217;uso di <strong>farmaci a base di DNA</strong> per <em>localizzare con precisione dell&#8217;energia luminosa su un gene target</em>, spegnendo così la sua attività.</p>
<p>Una recente review pubblicata su <em>Oligonucleotides</em>, una rivista peer-reviewed edita dalla <a href="http://www.liebertpub.com/" target="_blank">Mary Ann Liebert, Inc.</a> di <em>New Rochelle</em> (stato di New York), analizza le possibilità e le sfide per l&#8217;applicazione clinica di questo nuovo approccio di <em>modulazione del DNA</em> tramite <strong>foto-attivazione</strong>. La review è visualizzabile gratuitamente al segnente <a href="http://www.liebertonline.com/doi/pdfplus/10.1089/oli.2010.0247" target="_blank"><strong>link</strong></a> <em>(Site-Specific DNA Photocleavage and Photomodulation by Oligonucleotide Conjugates)</em></p>
<div id="attachment_769" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><em><em><a href="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/10/triplehelixnew.gif" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-769" title="triplehelixnew" src="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/10/triplehelixnew-300x251.gif" alt="" width="300" height="251" /></a></em></em><p class="wp-caption-text">Formazione di una tripla elica di DNA mediante l&#39;inserimento di un oligont. nel solco maggiore</p></div>
<p><em> Netanel Kolevzon</em> e <em>Eylon Yavin</em>, della <em>The Hebrew University of Jerusalem</em> (Israele), descrivono nel loro articolo il meccanismo che sta dietro alla terapia antigenica e lo sviluppo di farmaci basati su <strong>TFO </strong>(acronimo per <strong><em>Triple Forming Oligonucleotide</em></strong>), capaci di inibire l&#8217;espressione genica in maniera altamente mirata e selettiva.</p>
<p>I TFO sono infatti <strong>oligonucleotidi </strong>(sintetici) capaci di<strong> formare una tripla elica</strong>, introducendosi nel <strong>solco maggiore della doppia elica</strong> e creando dei<strong> legami idrogeno di tipo Hoogsteen</strong> con le <strong>purine delle coppie di basi Watson-Crick</strong><a href="#1" target="_self">¹</a>: a differenza delle terapie antisenso già esistenti, che hanno come bersaglio l&#8217;RNA, la <strong>terapia antigenica</strong> ha quindi come <strong>target </strong>direttamente una <strong>sequenza di DNA</strong>.</p>
<p>Attaccando un <strong>agente fotoreattivo</strong> all&#8217;oligonucleotide TFO, e fornendo energia luminosa al sito di attacco sul genoma, il farmaco (sensibile alla luce) si attiva ed innesca una <strong>reazione di taglio o di cross-linking del DNA</strong>: tale danno al genoma, foto-indotto e sito-specifico, avrà come effetto il silenziamento del gene.</p>
<blockquote><p>&#8220;Parecchi ostacoli si pongono davanti a questa strategia prima che possa essere applicata clinicamente&#8221; avvertono gli autori. In ogni caso, se la terapia antigenica si dimostrerà effettivamente valida &#8220;molte malattie che sono attualmente incurabili o comunque trattabili con scarsi risultati, potrebbero essere potenziali campi di applicazione di questo genere di approccio&#8221; concludono.</p></blockquote>
<blockquote>
<div>&#8220;Questo è un approccio ingegnoso e potenzialmente molto efficace per la regolazione mirata dell&#8217;espressione genica&#8221; dice Jhon Rossi, PhD, co-editore di <em>Oligonucleotides</em> e professore al <em>Dipartimento di Biologia Molecolare</em> del <em>Beckman Research Institute </em>(California)</div>
</blockquote>
<h6>Fonti: <a name="1"></a><a href="http://www.fedoa.unina.it/3379/1/tesi_dottorato_D%27Errico_Stefano.pdf" target="_blank">Tesi di dottorato in Scienze Biotecnologiche di Stefano D’Errico</a>, Università di Napoli Federico II</h6>
<h6><a href="http://www.liebertpub.com/prdetails.aspx?pr_id=832" target="_blank">Liebertpub.com</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biotech/la-nuova-e-promettente-terapia-antigenica/">La nuova e promettente terapia &#8220;antigenica&#8221;</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
<p><ol>
<li><a href='http://neoteron.altervista.org/medicina/terapia-genica-per-curare-latrofia-muscolare-spinale/' rel='bookmark' title='Terapia genica per curare l&#8217;atrofia muscolare spinale'>Terapia genica per curare l&#8217;atrofia muscolare spinale</a></li>
</p></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Un gene per limitare l&#8217;accumulo di Cadmio (tossico) nel riso</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 13:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;assunzione di cadmio (Cd) attraverso riso contaminato, causa di gravi e clamorose conseguenze, come la sindrome di Itai-Itai, rimane ad oggi un grande rischio per la salute umana: si pensa che la concentrazione media di cadmio nell&#8217;uomo sia in aumento, e ciò sembra legato soprattutto a contaminazioni dei suoli legate a produzioni industriali. La malattia [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/agronomia/un-gene-per-limitare-laccumulo-di-cadmio-tossico-nel-riso/">Un gene per limitare l&#8217;accumulo di Cadmio (tossico) nel riso</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>assunzione di cadmio (Cd) attraverso riso contaminato</strong>, causa di gravi e clamorose conseguenze, come la<strong> sindrome di Itai-Itai</strong>, rimane ad oggi un grande rischio per la salute umana: si pensa che la <strong>concentrazione media di cadmio nell&#8217;uomo sia in aumento</strong>, e ciò sembra legato soprattutto a contaminazioni dei suoli legate a produzioni industriali.</p>
<p>La malattia è stata riscontrata per la prima volta nel <strong>1946 in una regione del Giappone</strong>, e il suo nome è dovuto agli <strong>intensi dolori reumatoidi e mialgici </strong>che provoca (&#8220;Itai itai&#8221; è infatti un grido di dolore, equivalente a &#8220;ahi ahi&#8221;). Oltre a<strong> gravi danni renali,</strong> la malattia porta anche ad <strong>alterazioni del metabolismo del calcio e del fosforo</strong>: alcuni Ca<sup>2+</sup> delle ossa vengono sostituiti da ioni Cd<sup>2+</sup>, che possiedono la stessa carica elettrica e circa le stesse dimensioni; le ossa assumono, con il tempo, un aspetto poroso e possono fratturarsi. (<a href="http://www.ing.unitn.it/~colombo/Cadmio/Itai.htm" target="_blank">Fonte</a>)</p>
<p>Oltre a rigidi controlli sugli scarichi industriali di metalli pesanti nel suolo, una possibile strategia per affrontare il problema dell&#8217;assunzione di cadmio tossico per via alimentare potrebbe essere la creazione (o selezione) di varietà di riso che non siano in grado di assumere questo elemento.</p>
<p>In questa ottica si inserisce un nuovo studio di ricercatori giapponesi della <em>Okayama University, </em>che ha portato all&#8217;identificazione di un <strong>gene di riso</strong> (<em>OsHMA3</em>) responsabile di un <strong>basso accumulo di cadmio</strong>; tale gene è stato isolato attraverso una serie di esperimenti di <strong>incrocio</strong> tra varietà di riso a <strong>basso</strong> e <strong>alto accumulo di Cd</strong>.</p>
<div id="attachment_756" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.pnas.org/content/107/38/16500/F2.expansion.html" target="_blank"><img class="size-full wp-image-756 " title="F2.small" src="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/09/F2.small_1.gif" alt="" width="200" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Localizzazione del trasportatore Cd con anticorpi e GFP. Per i dettagli cliccare sull&#39;immagine</p></div>
<p>Il gene in questione <strong>codifica un</strong> <strong>trasportatore</strong> appartenente alla famiglia <strong>P<sub>1B</sub>-type ATPasi, </strong>ma mostra scarsa somiglianza con altri membri. L&#8217;espressione eterologa in lievito ha mostrato che il <strong>trasportatore della varietà a basso accumulo di Cd </strong>è <strong>funzionale</strong>, mentre quello derivante dalla <strong>varietà ad alto accumulo di Cd</strong> ha <strong>perso la sua funzionalità</strong>, probabilmente a causa della <strong>mutazione di un singolo amminoacido</strong>.</p>
<p>Il trasportatore è <strong>espresso </strong>principalmente nel <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tonoplasto" target="_blank">tonoplasto</a> delle cellule della radice</strong>, con livelli simili di espressione in entrambe le varietà di riso. Una <strong>sovraespressione </strong>del<strong> gene funzionale </strong>(proveniente dalla varietà di riso &#8220;<em>low-Cd</em>&#8220;) genera una <strong>diminuzione selettiva dell&#8217;accumulo di Cd</strong>, ma <strong>non di altri micronutrienti</strong>, nella cariosside.</p>
<p>Tutti questi risultati indicano che il gene <strong><em>OsHMA3</em> </strong>proveniente dalla variante <em>&#8220;low-Cd accumulating&#8221;</em> <strong>limita la traslocazione del cadmio dalle radici ai tessuti superiori</strong>, <strong>sequestrandolo selettivamente all&#8217;interno dei vacuoli delle radici.</strong></p>
<h6>Fonte: <a href="http://www.pnas.org/content/107/38/16500.full" target="_blank">Pnas.org</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/agronomia/un-gene-per-limitare-laccumulo-di-cadmio-tossico-nel-riso/">Un gene per limitare l&#8217;accumulo di Cadmio (tossico) nel riso</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 14:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo di risposta agli antidepressivi, come il Prozac, è attorno alle 3 settimane. Perchè? Il meccanismo di adattamento operato dai neuroni in risposta agli antidepressivi è rimasto per molto tempo enigmatico, ma una nuova ricerca pubblicata su Science del 17 settembre 2010 getta nuova luce sui meccanismi di azione di questa classe di farmaci, [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/neuroscienze/il-prozac-agisce-controllando-i-livelli-di-microrna/">Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il<strong> tempo di risposta agli antidepressivi,</strong> come il <strong>Prozac</strong>, è attorno alle <strong>3 settimane</strong>.</p>
<p>Perchè? Il meccanismo di adattamento operato dai neuroni in risposta agli <strong>antidepressivi</strong> è rimasto per molto tempo enigmatico, ma una nuova ricerca pubblicata su <em>Science</em> del 17 settembre 2010 getta nuova luce sui meccanismi di azione di questa classe di farmaci, in uso da più di 30 anni in tutto il mondo (anche in maniera a volte piuttosto massiccia).</p>
<div id="attachment_748" class="wp-caption alignright" style="width: 192px"><a href="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/09/Formula_fluoxetina.gif"><img class="size-full wp-image-748" title="Formula_fluoxetina" src="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/09/Formula_fluoxetina.gif" alt="" width="182" height="101" /></a><p class="wp-caption-text">Fluoxetina cloridrato, nome commerciale Prozac</p></div>
<p>Il team di ricerca di <em>Odile Kellermann </em>e <em>Jean-Marie Launay</em>, ha rivelato (per la prima volta) una sequenza di reazioni causate dal Prozac a livello neuronale, che contribuiscono ad <strong>aumentare il livello</strong>, spesso<strong> deficitario in individui depressi,</strong> di <strong>serotonina</strong>, un &#8220;messaggero&#8221; chimico essenziale per il cervello.</p>
<p>La <strong>serotonina </strong>(abbreviata in<strong> 5-HT</strong>, <em>5-idrossi-triptamina)</em> è un neurotrasmettitore essenziale per la comunicazione tra i neuroni, ed è coinvolta in maniera specifica nel <strong>comportamento alimentare</strong> e <strong>sessuale</strong>, nel <strong>ciclo sonno-veglia</strong>, nel <strong>dolore</strong>, <strong>ansia </strong>e in generale la <strong>regolazione dell&#8217;umore</strong>.</p>
<p>Gli stati depressivi sono associati proprio ad una deficienza di serotonina: fin dagli anni &#8217;60 le strategie di sintesi di farmaci antidepressivi hanno mirato all&#8217;<em>aumento della quantità di serotonina rilasciata nello spazio sinaptico</em>, ovvero lo spazio compreso tra due neuroni, attraverso cui si ha la mediazione chimica (da parte del neurotrasmettitore, quindi di 5-HT) dell&#8217;impulso elettrico proveniente dall&#8217;assone.</p>
<p>Nonostante si sappia già da <em>parecchi anni </em>che gli antidepressivi come il <strong>Prozac </strong>riescono ad aumentare la concentrazione di serotonina nella sinapsi attraverso il <strong>blocco</strong><strong> del trasportatore della serotonina (<em>SERT</em>)</strong>, che media la <strong>ricaptazione del neurotrasmettitore </strong>nella terminazione pre-sinaptica, fino ad ora ancora risultava inspiegabile il <strong>ritardo di 3 settimane</strong> nell&#8217;inizio della loro efficacia.</p>
<p><span id="more-761"></span></p>
<p>Il team di ricerca di <em>Kellermann </em>e <em>Lunay</em> è riuscito a caratterizzare, in vitro e in vivo, le varie reazioni e le molecole intermedie coinvolte nel meccanismo d&#8217;azione del Prozac: in particolare è stato identificato un <strong>microRNA</strong> che svolge un <strong>ruolo chiave</strong> in tali meccanismi.</p>
<p>Questo miRNA, chiamato <strong>miR-16</strong>,<strong> controlla</strong> infatti la <strong>traduzione </strong>del <strong>trasportatore della serotonina</strong> a partire dal suo mRNA.</p>
<p>In normali condizioni fisiologiche, questo <strong>trasportatore è presente</strong> nei cosiddetti neuroni &#8220;<strong>serotonergici</strong>&#8221; (specializzati nella produzione di questo trasmettitore, la serotonina); invece nei neuroni cosiddetti &#8220;<strong>noradrenergici</strong>&#8221; <strong>l&#8217;espressione di tale trasportatore è ridotta a zero da miR-16</strong>. Il neurotrasmettitore prodotto da questa ultima classe di neuroni è la <strong>noradrenalina</strong>, coinvolta nell&#8217;attenzione, emozioni, sonno, apprendimento e nei sogni.</p>
<p>In <strong>risposta al Prozac, i neuroni serotonergici rilasciano una molecola segnale</strong>, che<strong> causa il distacco di una certa quantità di miR-16 </strong>dai mRNA target <strong>nei neuroni noradrenergici</strong>: ciò non fa che <strong>sbloccare l&#8217;espressione del trasportatore per la serotonina in questi neuroni.</strong></p>
<p>Tali neuroni divengono così sensibili al Prozac: essi continuano a produrre noradrenalina, ma <strong>iniziano anche a produrre serotonina</strong>. Infine, la <strong>quantità di serotonina rilasciata è incrementata </strong>sia nei <strong>neuroni serotonergici</strong>, tramite l&#8217;effetto diretto del Prozac che <strong>previene la sua ricaptazione</strong>, sia in quelli <strong>noradrenergici</strong>, attraverso la riduzione dei livelli di <strong>miR-16</strong>.</p>
<blockquote><p>Quindi &#8220;questo lavoro ha rivelato, per la prima volta, che gli antidepressivi sono in grado di attivare una <strong>nuova fonte</strong> di serotonina nel cervello&#8221;, spiegano i ricercatori. &#8220;Inoltre i nostri risultati dimostrano che l&#8217;efficacia del Prozac si fonda sulle <strong>proprietà &#8220;plastiche&#8221; </strong>dei neuroni <strong>noradrenergici</strong>, come ad esempio la loro capacità di acquisire le funzioni espresse dai neuroni serotonergici&#8221;.</p></blockquote>
<p>Tutti questi risultati aprono inoltre le porte a tutto un nuovo filone di ricerca sugli stati depressivi, in quanto tutti gli &#8220;attori&#8221; della sequenza di reazioni iniziata dal Prozac costituiscono un <em>potenziale bersaglio farmacologico.</em></p>
<h6>Fonte: <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-09/ind-hdp091510.php" target="_blank">EurekAlert!</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/neuroscienze/il-prozac-agisce-controllando-i-livelli-di-microrna/">Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>Disturbo ossessivo compulsivo: uno studio del 2007 rivela un possibile fattore ereditario</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disturbo ossessivo compulsivo]]></category>
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		<category><![CDATA[OCD]]></category>
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		<description><![CDATA[Definire univocamente il OCD, Disturbo Ossessivo Compulsivo (Obsessive-compulsive disorder), non è un’impresa facile, in quanto questo disordine mentale si presenta con una sintomatologia varia e articolata. In generale, è associato a pensieri ossessivi e ad azioni ripetitive, rituali o formule volte a ridurre l’ansia derivante dalle ossessioni. Si tratta di un disturbo che colpisce il [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/neuroscienze/disturbo-ossessivo-compulsivo-possibile-fattore-ereditario/">Disturbo ossessivo compulsivo: uno studio del 2007 rivela un possibile fattore ereditario</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Definire univocamente il <strong>OCD, Disturbo Ossessivo Compulsivo</strong> (Obsessive-compulsive disorder), non è un’impresa facile, in quanto questo disordine mentale si presenta con una <strong>sintomatologia varia e articolata</strong>.</p>
<p>In generale, è <strong>associato a pensieri ossessivi e ad azioni ripetitive, rituali o formule volte a ridurre l’ansia derivante dalle ossessioni</strong>. Si tratta di un disturbo che colpisce il 2-3% della popolazione di cui recentemente si stanno scoprendo basi biologiche ed ereditarie.</p>
<div id="attachment_734" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/lacm2_phpSxaiH5.jpg"><img class="size-medium wp-image-734 " title="lacm2_phpSxaiH5" src="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/lacm2_phpSxaiH5-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Attività cerebrale in pazienti affetti da OCD e loro parenti stretti</p></div>
<p>Uno degli studi su questo argomento, del 2007, proviene dall’<em>Università di Cambridge</em>, pubblicato sulla rivista <em>Brain</em>. Per quanto sia noto che più individui imparentati possono soffrire di Disturbo Ossessivo Compulsivo, non è ancora stato scoperto un  pattern genetico connesso; l’idea dei ricercatori di Cambridge riguarda la possibilità che tali geni possano influenzare la<strong> quantità di materia grigia in determinate zone cerebrali</strong>.</p>
<p>Utilizzando un <strong>test di risposta a stimoli uditivi e visivi</strong>, in cui i soggetti dovevano rispondere con una pressione di un pulsante a destra o a sinistra, il team di ricerca ha cercato di<strong> monitorare la capacità di dominare comportamenti compulsivi</strong> in un <strong>gruppo di due persone affette da OCD, un gruppo di loro parenti stretti e un gruppo di persone sane</strong>. I tre gruppi sono stati inoltre sottoposti a risonanza magnetica per ottenere immagini delle varie aree cerebrali.</p>
<p><span id="more-732"></span></p>
<p>Nel test computerizzato, <strong>i peggiori risultati sono stati conseguiti dai soggetti affetti da OCD e le loro risonanze magnetiche rivelano un impoverimento di materia grigia in aree specifiche per il controllo di abitudini e di risposte motorie</strong>. Tali cambiamenti sembrano<strong> perpetuarsi per via ereditaria </strong>e potrebbe costituire un fattore di rischio utile per la diagnosi, come afferma<em> Lara Menzies</em>, nel<em> Brain Mapping Unit </em>presso l&#8217;<em>Università di Cambridge</em>, aggiungendo:</p>
<blockquote><p>&#8220;Tuttavia, abbiamo un lungo cammino da percorrere per identificare i geni che contribuiscono alla struttura del cervello distintivo nei pazienti OCD e dei loro familiari. Abbiamo anche bisogno di individuare altri fattori che contribuiscono nell’OCD, per capire perché i parenti stretti che condividono le strutture cerebrali simili non sempre sviluppano il disturbo. &#8220;</p></blockquote>
<h6>Fonte: <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2007-11/uoc-bpa112307.php" target="_blank">EurekAlert!</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/neuroscienze/disturbo-ossessivo-compulsivo-possibile-fattore-ereditario/">Disturbo ossessivo compulsivo: uno studio del 2007 rivela un possibile fattore ereditario</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
<p><ol>
<li><a href='http://neoteron.altervista.org/agronomia/nuovo-studio-pone-lorigine-delle-angiosperme-215-milioni-di-anni-fa/' rel='bookmark' title='Nuovo studio pone l&#8217;origine delle angiosperme 215 milioni di anni fa'>Nuovo studio pone l&#8217;origine delle angiosperme 215 milioni di anni fa</a></li>
</p></ol>]]></content:encoded>
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		<title>I funghi e la decomposizione delle plastiche contenenti bisfenolo</title>
		<link>http://neoteron.altervista.org/biotech/i-funghi-e-la-decomposizione-delle-plastiche-contenenti-bisfenolo/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 14:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Medicina e salute]]></category>
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		<description><![CDATA[Così come la cottura aiuta le persone a digerire meglio il cibo, anche pretrattare le plastiche policarbonate &#8211; fonti di gravi danni ambientali poichè contengono bisfenolo A (BPA) &#8211; potrebbe essere la chiave per uno smaltimento più eco-friendly dei nostri rifiuti, secondo quanto sostenuto da ricercatori in un articolo pubblicato su ACS&#8217; Biomacromolecules. Mukesh Doble [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biotech/i-funghi-e-la-decomposizione-delle-plastiche-contenenti-bisfenolo/">I funghi e la decomposizione delle plastiche contenenti bisfenolo</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Così come la cottura aiuta le persone a digerire meglio il cibo, anche <strong>pretrattare le plastiche policarbonate</strong> &#8211; fonti di gravi danni ambientali poichè contengono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bisfenolo_A" target="_blank"><strong>bisfenolo A</strong></a> (<strong>BPA</strong>) &#8211; potrebbe essere la chiave per uno<strong> smaltimento più <em>eco-friendly</em> dei nostri rifiuti</strong>, secondo quanto sostenuto da ricercatori in un articolo pubblicato su <em>ACS&#8217; Biomacromolecules.<br />
Mukesh Doble</em> e <em>Trishul Artham</em>, autori della pubblicazione, fanno notare che vengono <strong>prodotte ogni anno </strong>circa <strong>2.7 milioni di tonnellate di plastica contenente BPA.<br />
</strong></p>
<div id="attachment_726" class="wp-caption alignright" style="width: 179px"><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/05/funghi.jpg"><img class="size-medium wp-image-726 " title="funghi" src="/wp-content/uploads/2010/05/funghi-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" /></a></strong><p class="wp-caption-text">I funghi potrebbero rappresentare una via ecologica di smaltimento delle plastiche policarbonate contenenti Bisfenolo A</p></div>
<p>Il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Policarbonato" target="_blank">policarbonato</a></strong> è un materiale plastico estremamente resistente, ed è usato nei più svariati campi: dalle impugnature dei cacciaviti alle lenti degli occhiali, dai CD e DVD alle finestrature nell&#8217;edilizia civile ed industriale.</p>
<p>Una serie di studi hanno evidenziato come il <strong>bisfenolo A</strong> contenuto in queste plastiche potrebbe avere tutta una serie di effetti negativi sulla salute umana:  il <em>Food and Drug Administration</em> statunitense <a href="http://www.fda.gov/NewsEvents/PublicHealthFocus/ucm064437.htm" target="_blank">sostiene</a> come <strong>bassi livelli di esposizione al BPA</strong> (come quelli odierni) appaiano <strong>sicuri per la salute</strong> (almeno secondo quanto mostrato da <strong>test tossicologici standardizzati</strong>), specificando però come <strong>recenti studi effettuati con approcci più sensibili abbiano destato preoccupazione</strong> circa i <strong>potenziali effetti del BPA su cervello, comportamento e prostata in feti e bambini piccoli</strong>.</p>
<p>D&#8217;altronde è recentissima la notizia che <strong>diversi stati hanno proibito la commercializzazione di biberon fatti di plastiche contenenti bisfenolo</strong>: oltre a <strong>Canada </strong>e <strong>Danimarca</strong>, ora anche la <strong>Francia </strong>li ha dichiarati nocivi per la salute dei neonati.<br />
Dunque la ricerca di un modo sicuro per l&#8217;ambiente per lo smaltimento della plastica, per evitare il rilascio di bisfenolo, è quindi un campo in piena attività.</p>
<div id="attachment_728" class="wp-caption alignleft" style="width: 186px"><a href="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/800px-Bisphenol_A.svg_.png"><img class="size-medium wp-image-728" title="800px-Bisphenol_A.svg" src="/wp-content/uploads/2010/05/800px-Bisphenol_A.svg_-300x99.png" alt="" width="176" height="58" /></a><p class="wp-caption-text">Bisfenolo A (BPA), composto organico con due gruppi fenolici</p></div>
<p>Gli scienziati indiani autori di questo lavoro hanno <strong>pre-trattato il policarbonato con luce ultravioletta e calore</strong> e lo hanno poi <strong>esposto a tre diversi tipi di funghi</strong>, tra cui il leggendario <a href="http://www.scienzaonline.com/chimica/funghi-biotecnologie.html" target="_blank"><strong>fungo white-rot</strong></a>, spesso usato per il risanamento ambientale dai più forti inquinanti.</p>
<p>Il risultato è stato che i <strong>funghi crescono meglio su plastica pre-trattata</strong> in questo modo, poichè usano il <strong>bisfenolo </strong>presente (ed altri composti) come <strong>risorsa di energia, decomponendo la plastica</strong>.</p>
<p>Dopo <strong>12 mesi di analoga esposizione</strong>, <strong>non si è registrata alcuna decomposizione della stessa plastica non trattata</strong>, rispetto alla <strong>sostanziale decomposizione di quella pre-trattata, che non ha così portato a rilascio di BPA</strong>.</p>
<h6>Fonte: <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-05/acs-tfa051210.php" target="_blank">EurekAlert!</a> | <a href="http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/bm9008099?cookieSet=1" target="_blank">Articolo completo</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/biotech/i-funghi-e-la-decomposizione-delle-plastiche-contenenti-bisfenolo/">I funghi e la decomposizione delle plastiche contenenti bisfenolo</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
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		<title>Staminali endometriali per riparare i danni del morbo di Parkinson</title>
		<link>http://neoteron.altervista.org/medicina/staminali-endometriali-per-riparare-i-danni-del-morbo-di-parkinson/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 18:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>neoteron</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e salute]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina di Yale, cellule staminali derivate dall&#8217;endometrio (la mucosa che riveste la cavità interna dell&#8217;utero) e trapiantate nel cervello di topi da laboratorio affetti da morbo di Parkinson sembrano ripristinare la funzionalità delle cellule nervose danneggiate dalla malattia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati [...]<p><a href="http://neoteron.altervista.org/medicina/staminali-endometriali-per-riparare-i-danni-del-morbo-di-parkinson/">Staminali endometriali per riparare i danni del morbo di Parkinson</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della <em>Scuola di Medicina </em>di <em>Yale</em>, <strong>cellule staminali</strong> derivate dall&#8217;<strong>endometrio </strong>(la mucosa che riveste la cavità interna dell&#8217;utero) e trapiantate nel cervello di topi da laboratorio affetti da morbo di Parkinson <strong>sembrano ripristinare la funzionalità delle cellule nervose danneggiate dalla malattia.</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 252px"><a href="http://neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/neuroni_endomet.jpg" target="_blank"><img title="Neuroni da endometrio" src="http://neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/neuroni_endomet.jpg" alt="" width="242" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Neuroni sviluppati a partire da staminali del tessuto endometriale</p></div>
<blockquote><p>I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel <em>Journal of Cellular and Molecular Medicine</em>, ed anche se si tratta di dati preliminari, &#8220;rendono comunque verosimile l&#8217;ipotesi che del <strong>tessuto endometriale possa essere estratto da donne affette da morbo di Parkinson e quindi possa essere utilizzato per far ricrescere aree del cervello danneggiate dalla malattia</strong>&#8221; come sostiene il responsabile del team, <em>Hugo S. Taylor</em>, professore alla <em>School of Medicine </em>di <em>Yale.</em></p></blockquote>
<p>Per via della loro abilità di dare origine a nuovi tipi cellulari, le cellule staminali potrebbero rappresentare la chiave nel trattamento di diversi tipi di malattie (come nel caso specifico il Parkinson), in cui le cellule proprie del corpo siano danneggiate o del tutto morte.</p>
<p><span id="more-675"></span></p>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Morbo_di_Parkinson" target="_blank">morbo di Parkinson</a> è causato da una <strong>degenerazione progressiva</strong> delle cellule nervose che producono <strong>dopamina</strong>, dette anche <strong>cellule dopaminergiche</strong>, che avviene soprattutto a livello del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_extrapiramidale" target="_blank">sistema extrapiramidale</a> (la stessa area soggetta a degenerazione nel caso della Corea di Huntington).</p>
<div id="attachment_678" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/150px-Dopamine.png" target="_blank"><img class="size-full wp-image-678" title="150px-Dopamine" src="http://www.neoteron.netsons.org/wp-content/uploads/2010/05/150px-Dopamine.png" alt="" width="150" height="69" /></a><p class="wp-caption-text">Dopamina, prodotto della via biosintetica che porta a noradrenalina e adrenalina</p></div>
<p>La <strong>dopamina</strong> è un <strong>neurotrasmettitore </strong>che stimola i <strong>motoneuroni</strong>, che a loro volta <strong>controllano la contrazione muscolare</strong>: quando la produzione di dopamina è ridotta, i nervi non sono in grado di controllare i movimenti o di mantenere il coordinamento.</p>
<p>Nel loro studio, <em>Taylor</em> e colleghi hanno raccolto e messo in coltura tessuto endometriale proveniente da <strong>nove donne diverse</strong>, ed hanno verificato che tali cellule possono essere<strong> trasformate in cellule dopaminergiche</strong> come quelle presenti nel cervello.</p>
<blockquote><p>&#8220;Il livello di dopamina nei topi è aumentato non appena abbiamo trasferito le staminali entometriali all&#8217;interno dei loro cervelli&#8221; dice <em>Taylor. </em>&#8220;Questo è incoraggiante in quanto le donne possiedono una ottima riserva di cellule staminali che possono essere estratte facilmente, e che possono differenziare in altri tipi cellulari utili nel trattamento anche di altre patologie.&#8221;</p></blockquote>
<p>Nell&#8217;evidenziare i vantaggi derivanti dall&#8217;uso di staminali endometriali, <em>Taylor </em>ha fatto notare come le<strong> questioni etiche che circondano l&#8217;uso di cellule staminali embrionali siano del tutto eliminate</strong> in casi come questi, in cui <strong>si fa uso di cellule staminali adulte</strong>.</p>
<p>Da sottolineare inoltre che le staminali endometriali sono una delle migliori fonti per la generazione di nuovi neuroni, in quanto tali cellule nervose una volta impiantate hanno generato minor rigetto rispetto ad altre provenienti da fonti staminali di diverso tipo.</p>
<blockquote><p>&#8220;Questa è solo la punta dell&#8217;iceberg di ciò che saremo in grado di fare con queste cellule&#8221; ha detto infine <em>Taylor</em>. &#8220;Riteniamo che questi neuroni siano solo i primi di una lunga serie di tipi cellulari derivati dall&#8217;endometrio, che possano essere impiegati nel trattamento di svariate malattie&#8221;</p></blockquote>
<h6>Fonte: <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-05/yu-esc050610.php" target="_blank">EurekAlert!</a></h6>
<p><a href="http://neoteron.altervista.org/medicina/staminali-endometriali-per-riparare-i-danni-del-morbo-di-parkinson/">Staminali endometriali per riparare i danni del morbo di Parkinson</a> è un articolo di:  <a href="http://neoteron.altervista.org">Neoteron - Blog di medicina, biologia e biotecnologie in generale</a></p>
<p><ol>
<li><a href='http://neoteron.altervista.org/medicina/il-cioccolato-fondente-previene-danni-cerebrali/' rel='bookmark' title='Il cioccolato fondente previene i danni cerebrali da ictus ischemico'>Il cioccolato fondente previene i danni cerebrali da ictus ischemico</a></li>
<li><a href='http://neoteron.altervista.org/biotech/predire-il-destino-delle-cellule-staminali/' rel='bookmark' title='Predire il destino di cellule staminali in coltura'>Predire il destino di cellule staminali in coltura</a></li>
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