| Neoteron

Archivio

Archivio per febbraio 2010

L’ipotesi della Regina Rossa: interazione tra specie ed evoluzione

26 febbraio 2010 2 commenti  
Interazione tra le specie: la più potente forza motrice dell’evoluzione

Un gruppo di scienziati dell’Università di Liverpool ha fornito la prima evidenza sperimentale che dimostra che l’evoluzione è guidata maggiormente dalle interazioni tra le specie, piuttosto che dall’adattamento all’ambiente.

La ricerca, pubblicata in questi giorni sulla rivista Nature, si è basata sull’analisi dell’evoluzione del genoma virale del batteriofago Φ2, nel corso di centinaia di infezioni in Pseudomonas fluorescens, che ha mostrato come il tasso di evoluzione del fago sia molto più elevato in condizioni di co-evoluzione con l’ospite batterico, rispetto a condizioni in cui il virus evolva contro un genotipo ospite costante.

Pseudomonas fluorescens

Pseudomonas fluorescens

In condizioni di co-evoluzione, infatti, il batterio evolve una qualche difesa, e il virus risponde evolvendosi a sua volta per aggirare tale difesa e poter così continuare ad infettare: l’evoluzione del fago è molto più veloce e genera più diversità se l’ospite batterico contemporaneamente evolve, e il suo genotipo non rimane costante nel tempo.

Tale co-evoluzione reciproca è alla base della “ipotesi della Regina Rossa” (Red Queen Hypothesis), formulata negli anni ’70 dal biologo evoluzionista americano Leigh Van Halen, che propone appunto che la coevoluzione di specie interagenti (ad esempio il sistema ospite-parassita in questione) porti a evoluzione molecolare, attraverso una continua selezione naturale per adattamento (ad esempio l’adattamento dei batteri all’infezione, con lo sviluppo di difese) e controadattamento (l’aumentato tasso evolutivo dei virus per sconfiggere le aumentate difese dei batteri).

L’ipotesi della Regina Rossa e Lewis Carroll

Tale teoria deve il suo nome ad un passaggio del libro Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (seguito di Alice nel paese delle meraviglie), di Lewis Carroll, in cui la Regina Rossa (ricordiamo che il libro gioca tutto sul tema degli scacchi, bianco/rosso, così come il precedente sul tema delle carte) appunto dice – It takes all the running you can do to keep in the same place – traducibile come

Qui, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere in un posto. Se si vuole andare da qualche parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così

In termini evoluzionistici equivale a dire che le diverse specie sono impegnate in una costante gara per la sopravvivenza, e devono evolvere in continuazione, in una incessante corsa agli armamenti, per poter mantenere la propria fitness all’interno del sistema che con essa co-evolve, fatto di altre specie pronte alla sopraffazione.

Prosegui la lettura…


Categorie:Biologia

Salmonella usata come killer per cellule tumorali

25 febbraio 2010 Nessun commento  

Helicobacter fa produrre TNF-alfa al sistema immunitario che rende più vulnerabili i tessuti cancerosi

Salmonella enteritidis

Le salmonelle, comunemente presenti nei polli e nelle uova, hanno una cattiva reputazione a causa del loro impatto sulla nostra salute. Ma sono effettivamente così nocive? Una ricerca finanziata dall’UE in Germania sembra gettare luce sul lato positivo delle salmonelle, sulla base della scoperta che i batteri sono in grado di migrare all’interno dei tumori solidi e distruggerli. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Public Library of Science (PLoS) ONE. La ricerca è in parte finanziata dai progetti CLINIGENE e MIDITRAIN. CLINIGENE ha ricevuto un totale di 12 milioni di euro di finanziamenti e MIDITRAIN è stato sostenuto con oltre 2 milioni di euro.

Secondo la dottoressa Sara Bartels e il dottor Siegfried Weiss del Centro di ricerca Helmholtz per le infezioni (HZI) a Brunswick, in Germania, i batteri sono capaci di attaccare e distruggere il tessuto maligno grazie ad una sostanza messaggero chiamata TNF-alpha (tumour necrosis factor alpha). L’aumentata permeabilità dei vasi sanguigni, dovuta alla malattia, permette al sangue di infiltrare il tessuto maligno, distruggendo in questo modo il tumore.

Prosegui la lettura…


Categorie:Medicina e salute

Scoperti i neuroni della spiritualità

14 febbraio 2010 Nessun commento  

Uno studio italiano è riuscito a individuare le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare la tendenza alla spiritualità e l’attitudine dell’uomo a superare i confini spazio-temporali del corpo

La capacità di immergersi nella meditazione, fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali: tutti questi comportamenti e queste esperienze hanno la origine a livello cerebrale, ma lo studio empirico del loro substrato neuronale è sempre stato problematico.

Ora, come viene spiegato in un articolo pubblicato sulla rivista Neuron, sfruttando le nuove tecniche di brain imaging un gruppo di ricercatori italiani – Salvatore Maria Aglioti, Cosimo Urgesi e Franco Fabbro, in collaborazione con Miran Skrap – ha fatto un importante passo in questo senso prendendo in esame diversi pazienti prima e dopo l’asportazione di un tumore cerebrale.

“Gli studi di visualizzazione cerebrale hanno posto in relazione l’attività all’interno di una vasta rete cerebrale che connette le cortecce frontale, parietale e temporale con esperienze spirituali, ma l’informazione sul legame causale fra questa rete e la spiritualità è carente”, spiega Cosimo Urgesi dell’Università di Udine.

Urgesi e colleghi si sono preoccupati proprio di individuare il legame diretto fra attività cerebrale e spiritualità, concentrandosi su un tratto, noto come auto-trascendenza (ST), che si ritiene possa essere preso come misura del sentimento del pensiero e dei comportamenti spirituali nell’uomo. L’auto-trascendenza riflette una riduzione del senso di sé a favore della capacità di identificarsi come parte integrante dell’universo come un tutto.

In questo studio i ricercatori hanno combinato l’analisi del punteggio ST ottenuto in pazienti colpiti da un tumore al cervello prima e dopo la sua rimozione con la mappature dell’esatta localizzazione delle lesioni cerebrali dopo l’intervento.

“Questo approccio ci ha permesso di esplorare gli eventuali cambiamenti di ST indotti da specifiche lesioni cerebrali, e il ruolo causale giocato da strutture della corteccia frontale, temporale e parietale nel supportare le differenze fra i diversi soggetti”, ha detto Franco Fabbro dell’IRCCS “E. Medea” e dell’Università di Udine.

I ricercatori hanno scoperto che un danno selettivo alla regione parietale destra e sinistra induce uno specifico aumento nel punteggio ST. “Il nostro studio di mappatura sintomo-lesione rappresenta la prima dimostrazione di un legame fra funzionamento cerebrale e ST”, osserva Urgesi. “Un danno alle aree parietali posteriori induce cambiamenti inaspettatamente rapidi in una dimensione della personalità relativamente stabile correlata alla coscienza autoreferenziale trascendente. Pertanto un’attività neuronale disfunzionale nell’area parietale può sostenere atteggiamenti e comportamenti spirituali e religiosi alterati.”

I risultati potrebbero anche portare a nuove strategie terapeutiche nei confronti di alcune forme di disturbi neuropsichiatrici, per esempio con la modulazione di attività di specifiche regioni cerebrali tramite stimolazione magnetica transcranica. “Se una personalità stabile rispetto a tratti come ST può andare incontro a rapidi cambiamenti in conseguenza di lesioni cerebrali, ciò potrebbe indicare che almeno alcune dimensioni della personalità possono essere modificate influenzando l’attività neuronale in alcune aree”, suggerisce. Salvatore M. Aglioti dell’Università “Sapienza” di Roma.

Inoltre, osservano i ricercatori, nuovi approcci ispirati alla modulazione dell’attività neurale potrebbero aprire la via a possibili trattamenti anche dei disturbi della personalità. (gg)

Fonte: Le Scienze


Categorie:Neuroscienze

Al via sperimentazione di vaccino terapeutico contro cancro alla prostata e al rene

12 febbraio 2010 1 commento  

(ANSA) GENOVA, 10 FEB – La sperimentazione di un nuovo vaccino contro i tumori alla prostata e al rene e’ stata presentata oggi alla Facoltà di Medicina di Genova dal preside della facoltà Giancarlo Torre insieme al team universitario di ricerca ideatore della terapia. Due anni di studio nei laboratori dell’Università di Genova hanno portato al nuovo vaccino, riconosciuto e approvato dall’Istituto Superiore di Sanità, che si fonda sull’impiego di frammenti della molecola telomerasi e ha l’obiettivo di ”insegnare” ai linfociti dei pazienti a riconoscere e uccidere la molecola delle cellule tumorali.

Linfocita al microscopio elettrinico a scansione

Linfocita osservato al Microscopio Elettronico a Scansione

La sperimentazione sul primo paziente, svolta in collaborazione con l’ospedale San Martino di Genova, e’ iniziata una settimana fa senza alcun rigetto della terapia. Presto saranno trattati dieci malati di tumore alla prostata e dieci di tumore al rene. Essendo la telomerasi una molecola presente in tutti i tumori, il vaccino potenzialmente potrebbe essere applicabile al trattamento di ogni tipo di malattia neoplastica. I pazienti saranno sottoposti a 8 somministrazioni intradermiche in tre mesi. Poi i primi risultati. Il team di ricerca ideatore del vaccino e’ composto dai professori dell’Università di Genova Gilberto Filaci, Francesco Indiveri e Paolo Traverso. ”Si chiama vaccino – ha spiegato Filaci – perche’ questa procedura vuole indurre una risposta immunitaria nei soggetti affetti da tumore. Il nuovo possibile vaccino andrà contro il bersaglio molecolare presente nelle cellule tumorali: se il sistema immunitario riuscirà ad andare contro la telomerasi sarà possibile sviluppare nuove cure. E’ un vaccino terapeutico, non preventivo”. ”Il tumore della prostata in Italia colpisce un caso ogni 14 persone – ha spiegato Traverso -; il tumore del rene un caso ogni 62 persone. L’obiettivo della sperimentazione e’ abbassare l’incidenza di queste patologie”.

La telomerasi e la sua azione

L’espressione della proteina telomerasi è una caratteristica comune delle cellule di molti tipi di cancro. Studi recenti, come quello citato, hanno mostrato promettenti sviluppi nella immunoterapia anti-telomerasi per combattere il cancro, usando la trascrittasi inversa telomerasica umana, abbreviato hTERT (human telomerase reverse transcriptase), come antigene tumorale (ovvero come “marcatore” di cellule tumorali individuabile dal sistema immunitario). La vaccinazione, usando frammenti peptidici di hTERT o tramite l’inserimento di linfociti T citotossici specifici per hTERT, induce un aumentata regressione tumorale. Infatti i linfociti T citotossici CD8+ (ovvero la popolazione di linfociti T che espone la glicoproteina CD8 come antigene sulla superficie della cellula) specifici per vari peptidi hTERT, lisano le cellule tumorali originate da vari tessuti, in quanto esprimono hTERT. Anche linfociti T helper CD4+ sono attivati dai peptidi hTERT alla risposta immunitaria.

La telomerasi è generalmente repressa in cellule adulte somatiche normali, mentre è attiva in cellule della linea germinale, dove assicura la protezione da forme di invecchiamento cellulare dipendenti dal progressivo accorciamento delle estremità dei cromosomi (i telomeri, appunto) con le replicazioni del genoma e divisioni cellulari: tale fenomeno di accorciamento cromosomico (che d’altronde avviene normalmente in cellule somatiche), noto come senescenza replicativa, con il passare delle generazioni porterebbe a degradazione di tratti cromosomici codificanti, ed è prevenuto dall’azione enzimatica della telomerasi. Per il meccanismo di azione cliccare qui

Dunque ecco che la notizia di sperimentazioni su pazienti di tecniche di questo tipo non può che far aumentare ulteriormente le nostre speranze per la crociata contro il cancro.

Fonte:  Telomerase in cancer immunotherapy – archivio PubMed

Categorie:Medicina e salute

L’atelier di Francis Bacon

9 febbraio 2010 Nessun commento  
Atelier di Francis Bacon

Foto dell'atelier di Francis Bacon

Quando Francis Bacon morì, nel 1992, il suo ultimo atelier era quello di Reece Mews 7, utilizzato fin dal 1961, nel quartiere di South Kensington di Londra. Lo studio è stato donato da John Edwards, unico erede, alla Dublin City Gallery di Dublino, città natale dell’artista, che a partire dal 1998 lo ha analizzato e catalogato come fosse un sito archeologico, ricostruendolo in seguito nel museo irlandese.

Dopo essere stato fotografato da ogni angolazione, esperti archeologi hanno ricavato disegni di tutti gli oggetti che si trovavano al suo interno e della loro posizione finale, descrivendoli e catalogandoli uno per uno: sono state catalogate innumerevoli fotografie, che vanno da quelle dei compagni di vita dell’artista (Bacon era dichiaratamente omosessuale, fin dall’adolescenza) a quelle delle amiche, alle proprie fotografie, alle pagine di libro strappate con le riproduzioni dei disegni di Michelangelo.

L’atelier non è altro che una rappresentazione dell’orizzonte interiore dell’artista, tormentato e sofferente, che scaturisce in una sorta di caos primigenio, o – per usare il titolo di una creazione dell’artista italiano Pinot Gallizio – in una specie di “caverna dell’antimateria”: all’interno dell’atelier era custodito di tutto, tutte le immagini del mondo, tutti gli strumenti per restituirle alla “vita”, tutte le possibili combinazioni tra figure e oggetti, tra paesaggi e volti.
Così, Bacon viveva e lavorava circondato dalle immagini che lo avevano interessato, e su queste immagini interveniva, sagomandole col colore, stropicciandole, facendole vivere, consumare e morire allo stesso tempo.

La ricostruzione dublinese dello studio dell’artista è osservabile al Dublin City Gallery: attraverso delle finestre di vetro possiamo affacciarci su questo universo interiore rimasto senza tempo, al tempo stesso specchio e registro della personalità baconiana; a completare il quadro, un’imponente allestimento multimediale e interattivo sulla figura di Bacon, basato anche sulla sistematica analisi dei reperti da lui lasciatici, che permette di immergere il capo nel mondo deformato e deformante dell’artista.

La Dublin City Gallery si trova in Parnell Square, di fianco al Garden of Remembrance, dedicato ai caduti per l’indipendenza irlandese. L’entrata è libera e sul sito internet vi è tutta una sezione dedicata allo Studio di Bacon: LINK

Liberamente adattato da ArteDossier n°247, Giunti Editore


Categorie:Biologia

Creare blog

  • RSS
  • Facebook
  • Twitter
  • Home
  • Torna su